Mother should I build a wall?

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Hanno immaginato il futuro

ottobre 4th, 2009

Hanno venduto centinaia di milioni di dischi, influenzato generazioni di musicisti, eppure possono camminare per la strada quasi indisturbatamente. Sono i Pink Floyd: musicisti senza volto. La loro musica invece la riconosci subito. Lucidi, profetici, i Pink Floyd hanno immaginato il futuro. Senza volto sì, ma con un’anima. Anzi tre: quella visionaria di Syd Barrett, quella cruda di Roger Waters e quella sognatrice di David Gilmour. Originari di Cambridge, i Pink Floyd sono il prodotto di quell’enorme laboratorio culturale che era la Swinging London della fine degli anni ‘60. Si affermarono le “Art School”, rifugio di studenti che si opponevano allo status quo dell’allora sistema scolastico.
Uno di questi era Syd Barrett, un concentrato di follia e visione creativa, un mix di genio artistico e velleità ribelli. Come molti suo coetanei, abusava di LSD senza curarsi delle conseguenze. I suoi amici, Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright preferivano invece la birra agli allucinogeni. I quattro si tuffarono nell’atmosfera frizzante della Londra Underground facendosi chiamare “Pink Floyd”, nome coniato dallo stesso Barrett. Il blues era la base di improvvisazioni musicali che arrivavano a durare anche 20 minuti. I testi invece sembravano filastrocche puerili, invece parlavano di esploratori spaziali, visioni futuristiche. L’effetto veniva sapientemente completato da un bizzarro show di luci, caratteristica che rimase scolpita nel marchio Pink Floyd.
Ma non durò. Syd, si mise fuori gioco abusando di allucinogeni. Saliva sul palco e non ricordava la musica da suonare, i testi da cantare. Inoltre, mise in luce il disagio dovuto allo status di celebrità e di influenzatore della gente, anticipando di vent’anni i temi di The Wall, e di trenta il rifiuto dello star system di Kurt Cobain. Alla fine Roger Waters si rese conto che in quel modo non si sarebbe potuto andare avanti, fece entrare nel gruppo il suo amico d’infanzia David Gilmour per affiancare alla chitarra Syd, e nell’arco di un anno ne prese definitivamente il posto.
«Non ce la faranno mai senza Syd», pensò l’allora manager Jenner. Fu un grosso errore: gli anni ‘70 segnarono la consacrazione del gruppo, facendo entrare il gruppo nell’olimpo delle più grandi rockband della storia. L’album che segnò tale svolta arriva nel 1973, “The Dark Side Of The Moon”: un album perfetto musicalmente, completo sul piano delle tematiche affrontate, dalla vita alla morte, dal successo ai rapporti difficile con sè stessi e con gli altri. Fu un album epocale. 30 milioni di copie vendute e 15 anni consecutivi in classifica sono numeri che non descrivono a pieno la grandezza di questo album. La mente del gruppo era Roger Waters. Metteva in discussione i valori della società britannica, e attaccava le grandi case discografiche, ree di uccidere il talento dei musicisti pur di far soldi. Temi che vennero fuori dapprima in “Wish You Were Here”, dedicato a Syd Barrett, poi in “Animals”, per sfociare poi nella paranoia e nell’inquietitudine di “The Wall”, in cui il muro di incertezze e frustrazioni è dovuto al dolore di Waters di aver perso suo padre in guerra e di sentirsi alienato nello status di rockstar di successo. Aveva dunque sovrapposto la sua condizione con quella dell’amico Barrett dieci anni prima. Così, convinto che i Pink Floyd fossero destinati a diventare  una parodia di se stessi, uscì dal gruppo.
Fu l’inizio di una lunga battaglia legale tra Roger Waters e David Gilmour, deciso a dare un seguito e una nuova impronta alla storia del gruppo. Alla fine la spuntò Gilmour, che con Wright e Mason detenne quindi il marchio Pink Floyd. Fu l’inizio di una nuova era per il gruppo, in cui la dimensione sognatrice data dal mite Gilmour prese il posto della vena mordace e paranoica di quel Waters che, nonostante fosse stato la mente del gruppo fino a quel momento, non aveva imparato la lezione che lui stesso aveva dato all’amico Syd, quando nel 1975 si era presentato negli studi dove i Pink Floyd stavano registrando Wish You Were Here, a lui stesso dedicato. Gli disse che non c’erano parti da suonare per lui.
I Pink Floyd orfani di Waters ottenerro un incredibile successo con una tour mondiale che soddisfece tutti i fan più accaniti della band. Roger Waters dal canto suo iniziò la carriera da solista, che, almeno agli inizi, lo portò a collezionare qualche flop.
Negli ultimi tempi però l’astio tra Gilmour e Waters si è notevolmente affievolito, come dimostra l’abbraccio dopo la ReUnion avvenuta nel Live8 del 2005, quando la formazione storica dei Pink Floyd, Waters-Gilmour-Wright-Mason, si ritrovò di nuovo sul palco dopo vent’anni. Ma fu l’ultima volta: la morte di Wright avvenuta il 15 settembre 2008 cancellò qualsiasi speranza che tale ReUnion potesse aver luogo davvero.
Ora i Pink Floyd non sono più cinque musicisti che hanno immaginato il futuro. Il nome Pink Floyd rievoca ora una musica eterna ed eterea, che ha descritto il mondo, la vita, la morte, la gente e le loro sfumature come pochi hanno saputo fare.
Un mito della storia del rock che è diventato più grande dei suoi creatori.

Il giorno in cui capii di essere diventato grande mi trovavo in Inghilterra, a Chesham precisamente, presso il White Hill Centre, una scuola arroccata su una collina, dove più o meno tutti i giorni il prof. Król ci dava lezioni di inglese. Era il 7 Agosto 2006, il penultimo giorno in Inghilterra, l’ultimo al White Hill Centre, l’ultima lezione di Król che avrei seguito in vita mia. Come al suo solito, Król decise di farci ascoltare una canzone (metodo d’insegnamento da me adoratissimo), e ci fece ascoltare “The tide is turning” di Roger Waters. Conoscevo già quella canzone, ma non avrei mai immaginato che da quel momento in poi sarebbe entrato così prepotentemente nella mia vita. A parte la bellezza di quel brano, ricordo benissimo la magia di quel momento. Mi rimarrano per sempre impresse nella mente quelle immagini, quelle facce che durante tutta la canzone non smettevo di osservare. E mentre la musica mi entrava dentro l’anima, mentre il mio sguardo scrutava l’intera stanza e ogni volto che incontrava, pensavo che da lì a poco avrei dovuto iniziare a fare i conti con il mio futuro, con la mia vita, che era finito il tempo di scherzare, che era finito il tempo di vivere in una campana di vetro, in una realtà ovattata.
Quello fu il giorno in cui per la prima volta mi resi conto di essere diventato grande, che avevo delle responsabilità, che avrei dovuto decidere dela mia vita da solo. Era proprio vero che “La marea stava cambiando”. Thank U, Król.

Mother, do you think they’ll drop the bomb? 
Mother, do you think they’ll like this song? 
Mother, do you think they’ll try to break my balls?
Mother, should I build a wall?  
Mother, should I run for president?  
Mother, should I trust the government? 
Mother, will they put me in the firing line?
Is it just a waste of time

Hush now baby, baby, don’t you cry.
Mamma’s gonna make all of your nightmares come true,
Mamma’s gonna put all of her fears into you,
Mamma’s gonna keep you right here, under her wing.
She won’t let you fly, but she might let you sing,
Mamma’s gonna keep baby cosy and warm.

Oooh babe, Oooh babe, Oooh babe,
Of course Mamma’s gonna help build the wall.

Mother, do you think she’s good enough, for me?
Mother, do you think she’s dangerous, to me?
Mother, will she tear your little boy apart? 
Mother, will she break my heart?

Hush now baby, baby, don’t you cry.
Mamma’s going to check out all your girlfriends for you,
Mamma won’t let anyone dirty get through,
Mamma’s gonna wait up until you get in.
Mamma will always find out where you’ve been,
Mamma’s gonna keep baby healthy and clean.

Oooh babe, Oooh babe, Oooh babe,
You’ll always be baby to me.

Mother, did it need to be so high?

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