Pericolo rassegnazione

Ora come ora penso che il pericolo più grande sia la rassegnazione.

È ormai chiaro che in questo paese si è creata una spaccatura insanabile, tra noi (popolo) e loro (classe dirigente). Us and Them, cantavano i Pink Floyd, and after all we’re only ordinary men. Credo bisogni ripartire da lì, dal nostro essere persone ordinarie, che hanno coscienza delle cose, che vivono la realtà e che cercano di realizzare il mondo in cui vorrebbero vivere. In sintesi, tornare alla democrazia, e non sarà facile.

Noi andiamo a votare in massa ad un referendum contro il nucleare e contro la privatizzazione dell’acqua?
Loro dicono che “ripresenteranno le leggi pari pari”.
Noi raccogliamo firme per un parlamento senza condannati in via definitiva?
Loro se ne infischiano.
Noi scegliamo di abolire i finanziamenti ai partiti?
Loro intascano 1 miliardo di Euro di “rimborsi elettorali”.
Noi scegliamo sempre più numerosi il web come mezzo di informazione?
Loro presentano decreti legge farciti di commi per limitare la libertà di Internet (DDL 1415B – p.24, comma 29.a).
Noi chiediamo a gran voce che la legge valga davvero per tutti?
Loro depenalizzano i reati di cui sono accusati,  mettono i bastoni tra le ruote alla giustizia.
Noi protestiamo pacificamente contro un’opera inutile e pericolosa come la TAV? Loro ci mandano un esercito di poliziotti antisommossa.
Noi che facciamo parte del mondo dei vivi ci rendiamo conto che la situazione sta precipitando?
Loro che fanno parte del mondo dei morti ci rassicurano, ci dicono che va tutto bene, che siamo degli allarmisti.

Bisogna tenere gli occhi aperti, la guardia alta, tenere allenato il proprio spirito critico, pensare con la propria testa. La spaccatura tra noi e loro non sarà mai colmata, e sinceramente non ci teniamo affatto a farlo, dal momento che non l’abbiamo creata noi. Ma credo che la storia non farà sconti a questa gente. L’importante sarà non rassegnarsi.

Censurateci tutti!

Mercoledì 6 luglio 2011 il web italiano potrebbe morire. Arriverà infatti una delibera che darà all’AGCOM il diritto di oscurare arbitrariamente interi siti web che violano un copyright senza un processo: una norma che non esiste in nessun paese libero del mondo. “Violare un copyright” è un concetto molto ampio: basterà un’immagine, un contenuto multimediale di qualsiasi tipo, ed ecco trovata una scusa per tappare la bocca a coloro che raccontano verità scomode. Allora voglio approfittare di questo spazio per dire le cose che forse non si potranno più dire.

Già, perché d’ora in poi non si potrà più raccontare la storia della classe politica italiana, la più vergognosa della storia delle democrazie. Non si potrà più raccontare dell’egemonia di un uomo “che ha fottuto un intero paese” e che è riuscito a controllare tutto. Come ha fatto?  Ha edificato un impero mediatico con fondi neri All Iberian a Craxi e al PSI, finanziamenti enormi ricevuti da banche infiltrate dalla P2, rapporti con la mafia tramite Dell’Utri, condannato per associazione mafiosa e tutt’oggi senatore, Previti che ha corrotto con soldi Fininvest un giudice per ottenere  sentenza che gli ha consegnato il gruppo Mondadori. E attraverso questo impero mediatico, dopo che con Mani Pulite i suoi referenti politici erano stati spazzati via dalla scena, ha deciso di “scendere in campo” in prima persona, per farsi leggi ad personam, evitare i numerosi processi (come ad esempio il processo Mills e il processo SME), chiudere i programmi televisivi che ne parlano e licenziare i giornalisti veri che fanno il proprio lavoro.
Ma perché questa storia non si potrà più raccontare nemmeno sul web? Perché falsa e diffamatoria? Ovviamente no.
Non si potrà raccontare proprio perché è vera, come emerge dai numerosi processi.

Ed è così che non si potrà più raccontare della vera storia della guerra in Iraq, una guerra inutile giustificata da rapporti falsi che raccontavano la presenza in territorio iracheno di armi di distruzione di massa e dei rapporti tra Al Qaeda e Saddam: tutto falso. Una guerra in cui le uniche armi le possedevano i cosiddetti “esportatori di democrazia" a stelle e strisce. Bisognerà evitare di ricordare episodi come quello della città di Falluja, rasa al suolo nel novembre 2004 usando il fosforo bianco, una sostanza che brucia la pelle di chi ne viene in contatto. Falso? Macché. Tutto documentato dalle immagini di un’inchiesta di RaiNews24. Una guerra in cui 19 italiani hanno perso la vita a Nassiriya nel 2003, ufficialmente “in missione di pace”. E guai a dire che nella provincia di Nassiriya vi è un giacimento petrolifero oggetto di un contratto stipulato tra l’ENI e il regime di Saddam! Guai a pensare che fosse questo il vero motivo per cui gli italiani si trovassero proprio lì.

Le storie che non si potranno più raccontare continueranno ad aumentare, ma mentre le TV si possono controllare, il Web è per definizione territorio di libertà d’espressione e d’informazione. E l’unico modo per evitare la libera circolazione dell’informazioni è oscurarlo.

I fatti danno fastidio, a contare sono le opinioni. Chi racconta i fatti fa paura, perché è libero. E in quanto libero, non è ricattabile.

Come difendersi? Non arrendersi, continuare a raccontare la verità, violare l’unico copyright che vogliono imporre.
Non possono censurarci tutti.

Tornare a dire «NO»

«Partirei da una delle parole più semplici e più corte del vocabolario: la parola "no". Abbiamo perso l’ arte di dire "no". No alla brutalità della politica, no alla follia delle ingiustizie economiche che ci circondano, no all’ invasione della burocrazia nella nostra vita quotidiana. No all’idea che si possano accettare come normali le guerre, la fame, la schiavitù infantile. C’è un bisogno enorme di tornare a pronunciare quella parola. E invece ne siamo incapaci. Sono sgomento di fronte all’ acquiescenza di tante persone per bene, trasformate in campioni di fatalismo. Che dichiarano apertamente il loro scetticismo in ordine all’inutilità della protesta, quasi che protestare fosse diventato imbarazzante. Ma le personalità più grandi del nostro tempo, i Nelson Mandela, i Vaclav Havel, non hanno mai provato questo tipo di imbarazzo. Purtroppo la famiglia e la scuola, per non parlare dell’ intero sistema mediatico, inoculano sistematicamente tale virus. Ci predispongono al più totale conformismo. Per questo è fondamentale riabituarsi alla resistenza contro i falsi idoli del nostro tempo. A partire da quello principale: il denaro. Anzi, il fascismo del denaro».

George Steiner