Hanno immaginato il futuro

Hanno venduto centinaia di milioni di dischi, influenzato generazioni di musicisti, eppure possono camminare per la strada quasi indisturbatamente. Sono i Pink Floyd: musicisti senza volto. La loro musica invece la riconosci subito. Lucidi, profetici, i Pink Floyd hanno immaginato il futuro. Senza volto sì, ma con un’anima. Anzi tre: quella visionaria di Syd Barrett, quella cruda di Roger Waters e quella sognatrice di David Gilmour. Originari di Cambridge, i Pink Floyd sono il prodotto di quell’enorme laboratorio culturale che era la Swinging London della fine degli anni ‘60. Si affermarono le “Art School”, rifugio di studenti che si opponevano allo status quo dell’allora sistema scolastico.
Uno di questi era Syd Barrett, un concentrato di follia e visione creativa, un mix di genio artistico e velleità ribelle. Come molti suoi coetanei, abusava di LSD senza curarsi delle conseguenze. I suoi amici, Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright preferivano invece la birra agli allucinogeni. I quattro si tuffarono nell’atmosfera frizzante della Londra Underground facendosi chiamare “Pink Floyd”, nome coniato dallo stesso Barrett. Il blues era la base di improvvisazioni musicali che arrivavano a durare anche 20 minuti. I testi invece sembravano filastrocche puerili, invece parlavano di esploratori spaziali, visioni futuristiche. L’effetto veniva sapientemente completato da un bizzarro show di luci, caratteristica che rimase scolpita nel marchio Pink Floyd.
Ma non durò. Syd si mise fuori gioco abusando di allucinogeni. Saliva sul palco e non ricordava la musica da suonare, i testi da cantare. Inoltre, mise in luce il disagio dovuto allo status di celebrità e di influenzatore della gente, anticipando di vent’anni i temi di The Wall, e di trenta il rifiuto dello star system di Kurt Cobain. Alla fine Roger Waters si rese conto che in quel modo non si sarebbe potuto andare avanti, fece entrare nel gruppo il suo amico d’infanzia David Gilmour per affiancare alla chitarra Syd, e nell’arco di un anno ne prese definitivamente il posto.
«Non ce la faranno mai senza Syd», pensò l’allora manager Jenner. Fu un grosso errore: gli anni ‘70 segnarono la consacrazione del gruppo, facendo entrare il gruppo nell’olimpo delle più grandi rockband della storia. L’album che segnò tale svolta arriva nel 1973, “The Dark Side Of The Moon”: un album perfetto musicalmente, completo sul piano delle tematiche affrontate, dalla vita alla morte, dal successo ai rapporti difficili con se stessi e con gli altri. Fu un album epocale. 30 milioni di copie vendute e 15 anni consecutivi in classifica sono numeri che non descrivono a pieno la grandezza di questo album. La mente del gruppo era Roger Waters. Metteva in discussione i valori della società britannica e attaccava le grandi case discografiche, ree di uccidere il talento dei musicisti pur di far soldi. Temi che vennero fuori dapprima in “Wish You Were Here”, dedicato a Syd Barrett, poi in “Animals”, per sfociare poi nella paranoia e nell’inquietitudine di “The Wall”, in cui il muro di incertezze e frustrazioni è dovuto al dolore di Waters di aver perso suo padre in guerra e di sentirsi alienato nello status di rockstar di successo. Aveva dunque sovrapposto la sua condizione con quella dell’amico Barrett dieci anni prima. Così, convinto che i Pink Floyd fossero destinati a diventare  una parodia di se stessi, uscì dal gruppo.
Fu l’inizio di una lunga battaglia legale tra Roger Waters e David Gilmour, deciso a dare un seguito e una nuova impronta alla storia del gruppo. Alla fine la spuntò Gilmour, che con Wright e Mason detenne quindi il marchio Pink Floyd. Fu l’inizio di una nuova era per il gruppo, in cui la dimensione sognatrice data dal mite Gilmour prese il posto della vena mordace e paranoica di quel Waters che, nonostante fosse stato la mente del gruppo fino a quel momento, non aveva imparato la lezione che lui stesso aveva dato all’amico Syd, quando nel 1975 si era presentato negli studi dove i Pink Floyd stavano registrando “Wish You Were Here”, a lui stesso dedicato. Gli disse che non c’erano parti da suonare per lui.
I Pink Floyd orfani di Waters ottenerro un incredibile successo con una tour mondiale che soddisfece tutti i fan più accaniti della band. Roger Waters dal canto suo iniziò la carriera da solista che, almeno agli inizi, lo portò a collezionare qualche flop.
Negli ultimi tempi però l’astio tra Gilmour e Waters si è notevolmente affievolito, come dimostra l’abbraccio dopo la ReUnion avvenuta nel Live8 del 2005, quando la formazione storica dei Pink Floyd, Waters-Gilmour-Wright-Mason, si ritrovò di nuovo sul palco dopo vent’anni. Ma fu l’ultima volta: la morte di Wright avvenuta il 15 settembre 2008 cancellò qualsiasi speranza che tale ReUnion potesse aver luogo davvero.
Ora i Pink Floyd non sono più cinque musicisti che hanno immaginato il futuro. Quel nome rievoca una musica eterna ed eterea, che ha descritto il mondo, la vita, la morte, la gente e le loro sfumature come pochi hanno saputo fare.
Un mito della storia del rock che è diventato più grande dei suoi creatori.

Time (Shorter of breath and one day closer to death)

Ticking away the moments that make up a dull day
You fritter and waste the hours in an off hand way
Kicking around on a piece of ground in your home town
Waiting for someone or something to show you the way

Tired of liyng in the sunshine staying home to watch the rain
You are youg and life is long and there is time to kill today
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run, you missed the starting gun

And you run and you run to catch up with the sun but it’s sinking
And racing around to come up behind you again
The sun is the same in the relative way, but you’re older
Shorter of breath and one day closer to death

Every year is getting shorter, never seem to find the time
Plans that either come to naught or half page of scribbled lines
Hanging on in quite desperation is the english way
The time is gone, the “post”  is over
thought i’d something more to say

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Ticchettando via i momenti che riempiono un giorno noioso
Sciupi e sprechi le ore in una strada fuori mano
Gironzolando in un angolo della tua città
Aspettando qualcuno o qualcosa che ti mostri la via

Stanco di stare al sole in casa a guardare la pioggia
Sei giovane e la vita è lunga e ce n’è di tempo da ammazzare oggi
E poi un giorno t’accorgi che hai dieci anni alle spalle
Nessuno ti dice quando correre, hai mancato lo sparo iniziale

E tu corri e corri per raggiungere il sole, ma sta tramontando
E correndo intorno per spuntarti ancora alle spalle
Il sole è relativamente lo stesso, ma sei più vecchio
Col respiro più corto e un giorno più vicino alla morte

Ogni anno diventa più corto, nessuno sembra trovare il tempo
Progetti che finiscono nel nulla o mezza pagina di righe scarabocchiate
Sopravvivere in una quieta disperazione è il modo all’inglese
Il tempo se n’è andato, il post è finito, pensavo di dover dire di più