10 cose che ho imparato nella vita

  1. Le cose più belle accadono quando meno te l’aspetti.
  2. Per avere libertà di pensiero bisogna concedere a chiunque libertà di giudizio.
  3. Sbagliare non è affatto bello, ma è straordinariamente utile.
  4. Sciacquarsi la bocca col collutorio e mettersi il dopobarba sono due operazione da fare non contemporaneamente.
  5. In Italia esistono due categorie di tifosi: gli interisti e i rosiconi.
  6. Mai fidarsi dei benpensanti della messa della domenica mattina.
  7. Il difficile non è cambiare le cose, ma convincere gli altri che le cose possano realmente cambiare.
  8. Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’apatia.
  9. Evitare di credere nelle cose nelle quali mi dicono di credere.
  10. Amare.

Pensare di sé

I pensieri che si fanno prima di prender sonno, si sa, sono quelli migliori, quelli più veri.

Penso molto la notte, quando il sonno non arriva e mi muovo alla ricerca di un lembo di lenzuola non ancora scosso dalla mia insonnia. E ultimamente mi passa davanti agli occhi la mia vita, o almeno, la mia vita da quando ne ho ricordi coscienti. O, meglio ancora, le convinzioni e i modi d’essere che non riesco ad abbandonare da quando vivo. E vedo che tutto ciò che ho fatto, pensato, detto o creduto non è stato altro che una lunga e ingannevole follia. Mi sorprendo per quello che ho davanti agli occhi e non riesco a vedere, e di ciò che invece è nascosto e riesco a cogliere perfettamente.
Non so recitare, non sono l’attore di me stesso, eppure mi sembra di interpretare un personaggio su una scena. E rendersi conto del fatto che tutti i propri gesti e le proprie idee non sono altro che una cronica ebbrezza è uno stupore tanto metafisico quanto nostalgico.

Scrive Pessoa:
“Non sapere di sé vuol dire vivere. Sapere poco di sé vuol dire pensare.
Sapere di sé vuol dire avere la nozione della parola magica dell’anima.”

La notte più triste

Ricercando l’ultimo brandello di lenzuola non ancora smosso dalla mia inquietudine nel girarmi e rigirarmi in continuazione, mi rendo conto che aver spento la luce autoconvincendomi di riuscire a dormire è inutile. Quel maledetto orologio scandisce i secondi in maniera sempre più rumorosa. Ogni secondo è uno schiaffo all’anima. Riaccendo la luce, leggo qualche pagina di Pessoa. Niente, il sonno non arriva, i secondi continuano ad essere scanditi con violenza. Ho ormai tutto, mi sono costruito una gabbia stupenda, un muro stupendo. E non ho più nulla.
Peggio ancora: non ho nessuno a cui poterne parlare, mi terrò tutto dentro. Non verserò mezza lacrima. Ad un tratto il cellulare si illumina. Un tempo sarebbe stato un sms inviato con una telepatia simile a quella dei gemelli. Ora è solo l’avviso di una batteria ormai prossima all’esaurimento.
Rimane poco da fare, ho capito che il sonno ormai non arriverà più. Indosso le cuffie, cerco The Wall e lo ascolto fino a Comfortably Numb. Non riesco ad ascoltare da The Show Must Go On in poi…

È mattina ormai, quell’odioso incedere dei secondi non si è fermato. Probabilmente è stata la notte più triste che abbia mai trascorso. Ma è passata.

10 cose che non faccio e di cui sono fiero

  1. Non penso come mi dicono di pensare.
  2. Non voto.
  3. Non fumo.
  4. Non scatto fotografie con l’unico scopo di pubblicarle su Facebook.
  5. Non guardo il Grande Fratello.
  6. Non vado in discoteca.
  7. Non ascolto Gigi D’Alessio.
  8. Non indosso abiti da 200€. Più che figo, mi sentirei un coglione.
  9. Non mi comporto bene solo la domenica mattina.
  10. Non mi riconosco nella gente. Dunque evito.

Realtà e immaginazione

È un eterno conflitto, da cui si esce sempre sconfitti. Non c’è modo di vincere, l’immaginazione è tremendamente più forte, inarrivabile. La realtà a volte riesce ad avvicinarsi, a volte non ci prova nemmeno. Ma spesso è l’immaginazione che prende spunto dalla realtà per migliorarla, per dare quella dolce, piacevole illusione di essere raggiungibile, eguagliabile. È il salone dell’ideale, la fiera del perfetto. Un universo parallelo di cui siamo la porta d’accesso. Una lancinante e dolorosa meraviglia. Un pò come i trenini elettrici, nel plastico con le montagne di polistirolo, le gallerie, le mucche nei prati e i passaggi a livello. Una visione del genere ti consola, ti tranquillizza, ti spacalanca l’anima, ma contemporaneamente ti lascia quella nostalgia dovuta al sentirsi fuori da quel mondo. È il tuo mondo, ma ne sei irrimediabilmente fuori. Non ci potrai mai entrare.
Allora non ti resta che nuotare nelle tue visioni, immergerti in quell’eterno conflitto, farti risucchiare. Perchè sono i pazzi che cercano di rendere reale l’immaginato, mentre la gente comune si limita a immaginare il reale.

I pazzi

Eccoli, i pazzi.
Gli asociali.
I disadattati.
Quelli con la mente in un posto diverso dal loro corpo.
Rifiutano l’idea comune.
Non amano lo status quo.
Odiano ciò che gli altri amano.
Si vergognano di ciò di cui gli altri si vantano.

Piangerebbero per ciò di cui gli altri ridono.
Ignorati, ignorano.
Pensano.
Hanno idee diverse, che non abbandonano.
Immaginano un mondo diverso.

Sono talmente pazzi che ci credono, in quel mondo.
E fanno di tutto per cambiarlo.

Credo

Credo che non bisogna credere in quello che ti dicono di credere.
Credo di credere più negli altri che in me stesso.
Credo che per capire quanto tieni a qualcuno o a qualcosa sia necessario allontanarcisi.
Credo l’Italia sia troppo nella merda per non desiderare un futuro altrove.
Credo che almeno una volta nella vita si debba visitare l’Africa.
Credo che il bisogno di credere in qualcuno tipo “grande burattinaio” sia solo un modo vigliacco di cercare qualcuno al di fuori di se stessi a cui dare la responsabilità dei propri fallimenti.
Credo che essere “in pace con se stessi” equivalga ad ammettere di non avere più nessuna aspirazione.
Credo che la chitarra di David Gilmour e l’ego di Roger Waters abbiano influenzato il mio carattere più di ogni altra cosa.
Credo che se Syd Barrett avesse continuato la sua carriera con i Pink Floyd sarebbe diventato la più grande rockstar di tutti i tempi, ma credo anche che, se non fosse stato allontanato dal gruppo, brani come Shine on you crazy diamond e Wish you were here non avrebbero visto la luce, il che sarebbe stato davvero molto grave per me.
Credo che il fatto che si stia perdendo non equivalga a perdere.
Credo che il gioco dell’Inter, partita dopo partita, dipenda da me.
Credo che eserciterò il mio diritto di NON voto per i prossimi 10/15 anni.
Credo che la regola dell’amico e la 133 siano due stronzate.
Credo che non andrò mai in giro a bordo di un SUV. Molto meglio girare con un’utilitaria o con uno scooter.
Credo che Curtney Love abbia mandato qualcuno ad uccidere Kurt Cobain.
Credo che a ognuno debba essere data una seconda possibilità, perchè credo che ci si migliori più sbagliando che impegnandosi.
Credo che il mio muro abbia non pochi mattoni.
Credo di essere in uno stato di leggera follia. Consapevolmente.