Mother should I build a wall?

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È finito il tempo delle figure di merda. Morto. Nessuno più le fa, tranne i penitenti. Guardala, la massa. Si ricopre di letame, ci sguazza come fanno i maiali nel porcile. Eppure eccoli lì, trattati con rispetto ed ammirazione. Hanno ottenuto il titolo di “Persona Molto Importante” da menti offuscate dal loro letame, che ambiscono a entrare nel loro porcile. Sono diventati “opinionisti”, perché la massa ha bisogno della loro di opinione, troppo impegnata per farsene una propria. Quelle che prima erano figure di merda, ora sono solo lampi di splendore mediatico che danno lustro al personaggio. Le figure di merda hanno smesso di esistere con la decadenza dell’estetica e dell’etica.


  domenica 20 dicembre 2009
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Mi scusi Presidente, non è per colpa mia, ma questa nostra Patria non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli, che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia.
Mi scusi Presidente, non sento un gran bisogno dell’inno nazionale di cui un po’ mi vergogno.
In quanto ai calciatori, non voglio giudicare: i nostri non lo sanno o hanno più pudore.

Mi scusi Presidente, se arrivo all’impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi e altri eroi gloriosi non vedo alcun motivo per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente, ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo
da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia.
Questo bel Paese pieno di poesia ha tante pretese, ma nel nostro mondo occidentale è la periferia.

Mi scusi Presidente, ma questo nostro Stato che voi rappresentate mi sembra un po’ sfasciato.
E’ anche troppo chiaro agli occhi della gente che è tutto calcolato e non funziona niente.
Sarà che gli italiani, per lunga tradizione, son troppo appassionati di ogni discussione.
Persino in parlamento c’è un’aria incandescente: si scannano su tutto e poi non cambia niente.

Mi scusi Presidente, dovete convenire che i limiti che abbiamo ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo, noi siamo quel che siamo e abbiamo anche un passato che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente, ma forse noi italiani per gli altri siamo solo spaghetti e mandolini.
Allora qui m’incazzo, son fiero e me ne vanto. Gli sbatto sulla faccia cos’è il Rinascimento.
Questo bel Paese forse è poco saggio, ha le idee confuse.
Ma se fossi nato in altri luoghi poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente, ormai ne ho dette tante c’è un’altra osservazione che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri noi ci crediamo meno ma forse abbiam capito che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente, lo so che non gioite se il grido "Italia, Italia" c’è solo alle partite.
Ma un po’ per non morire o forse un po’ per celia abbiam fatto l’Europa facciamo anche l’Italia.

Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.


  giovedì 17 dicembre 2009
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La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov’è  il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d’ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.

Quando lo sapranno – pensava –, quando sapranno delle Nuove Prospettive da me aperte, impazziranno di gioia. D’ora in poi vivere qui sarà più vario ed interessante. Altro che far la spola tutto il giorno, altro che la monotonia del tran-tran quotidiano sulla scia dei battelli da pesca! Noi avremo una nuova ragione di vita. Ci solleveremo dalle tenebre dell’ignoranza, ci accorgeremo d’essere creature di grande intelligenza ed abilità. Saremo liberi. Impareremo a volare!

« Il gabbiano Jonathan Livingston viene messo alla gogna e svergognato al cospetto di tutti i suoi simili! Per la sua temeraria e irresponsabile condotta, per esser egli venuto meno alla tradizionale dignità della grande Famiglia de’ Gabbiani.»
«Non abbiamo più nulla in comune, noi e te», intonarono in coro i gabbiani.

Lui parlava di cose molto semplici. Diceva che è giusto che un gabbiano voli, essendo nato per la libertà, e che è suo dovere lasciar perdere e scavalcare tutto ciò che intralcia, che si oppone alla sua libertà, vuoi superstizioni, vuoi antiche abitudini, vuoi qualsiasi altra forma di schiavitù.
Sorge una voce dalla moltitudine: «Scavalcare anche la Legge dello Stormo?».
«L’unica vera legge è quella che conduce alla libertà» disse Jonathan. «Altra legge non c’è.»

«Innanzi tutto, vi dovete render conto che un gabbiano è fatto a immagine del Grande Gabbiano, è un’infinita idea di libertà, senza limite alcuno, e il vostro corpo, da una punta dell’ala a quell’altra, altro non è che un grumo di pensiero.»

Il gabbiano Fletcher, ad un tratto, per un attimo, sorrise. Quello che vide era molto bello. Nessun limite, eh, Jonathan? pensò, e sorrideva. Era come l’inizio di una gara: aveva cominciato ad imparare.


  lunedì 23 novembre 2009
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  1. Non penso come mi dicono di pensare.
  2. Non voto.
  3. Non fumo.
  4. Non scatto fotografie con l’unico scopo di pubblicarle su Facebook.
  5. Non guardo il Grande Fratello.
  6. Non vado in discoteca.
  7. Non ascolto Gigi D’Alessio.
  8. Non indosso abiti da 200€. Più che figo, mi sentirei un coglione.
  9. Non mi comporto bene solo la domenica mattina.
  10. Non mi riconosco nella gente. Dunque evito.

  sabato 14 novembre 2009
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Quanto odio i festeggiamenti di capodanno….tutti vogliono disperatamente divertirsi, cercando di festeggiare in qualche misera patetica maniera! Festeggiare che cosa?…. Un altro passo verso la tomba?
Naturalmente ci sono eccezioni a quello che sto per dire, ma sono eccezioni, non la regola.
L’amore, malgrado quello che dicono, non è vero che conquisti tutto e non è neanche vero che duri in eterno, alla fine le tue romantiche aspirazioni della giovinezza si riducono a “basta che funzioni”.
E non v’illudete, non dipende per niente dal vostro ingegno umano, più di quanto non vogliate accettare è la fortuna a governarvi…!
Quante erano… le probabilità che uno spermatozoo di vostro padre, tra miliardi trovasse il singolo uovo che vi ha fatto! Non ci pensate sennò vi viene un attacco di panico.
La gente rende la vita peggiore di quello che dovrebbe essere e, credetemi, è già un incubo senza il bisogno del suo aiuto!
Ecco perché non lo dirò mai abbastanza… qualunque amore riusciate a dare e ad avere… qualunque felicità riusciate a rubacchiare o a procurare; qualunque temporanea elargizione di grazia……
basta che funzioni.…!


  lunedì 2 novembre 2009
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Hanno venduto centinaia di milioni di dischi, influenzato generazioni di musicisti, eppure possono camminare per la strada quasi indisturbatamente. Sono i Pink Floyd: musicisti senza volto. La loro musica invece la riconosci subito. Lucidi, profetici, i Pink Floyd hanno immaginato il futuro. Senza volto sì, ma con un’anima. Anzi tre: quella visionaria di Syd Barrett, quella cruda di Roger Waters e quella sognatrice di David Gilmour. Originari di Cambridge, i Pink Floyd sono il prodotto di quell’enorme laboratorio culturale che era la Swinging London della fine degli anni ‘60. Si affermarono le “Art School”, rifugio di studenti che si opponevano allo status quo dell’allora sistema scolastico.
Uno di questi era Syd Barrett, un concentrato di follia e visione creativa, un mix di genio artistico e velleità ribelle. Come molti suoi coetanei, abusava di LSD senza curarsi delle conseguenze. I suoi amici, Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright preferivano invece la birra agli allucinogeni. I quattro si tuffarono nell’atmosfera frizzante della Londra Underground facendosi chiamare “Pink Floyd”, nome coniato dallo stesso Barrett. Il blues era la base di improvvisazioni musicali che arrivavano a durare anche 20 minuti. I testi invece sembravano filastrocche puerili, invece parlavano di esploratori spaziali, visioni futuristiche. L’effetto veniva sapientemente completato da un bizzarro show di luci, caratteristica che rimase scolpita nel marchio Pink Floyd.
Ma non durò. Syd si mise fuori gioco abusando di allucinogeni. Saliva sul palco e non ricordava la musica da suonare, i testi da cantare. Inoltre, mise in luce il disagio dovuto allo status di celebrità e di influenzatore della gente, anticipando di vent’anni i temi di The Wall, e di trenta il rifiuto dello star system di Kurt Cobain. Alla fine Roger Waters si rese conto che in quel modo non si sarebbe potuto andare avanti, fece entrare nel gruppo il suo amico d’infanzia David Gilmour per affiancare alla chitarra Syd, e nell’arco di un anno ne prese definitivamente il posto.
«Non ce la faranno mai senza Syd», pensò l’allora manager Jenner. Fu un grosso errore: gli anni ‘70 segnarono la consacrazione del gruppo, facendo entrare il gruppo nell’olimpo delle più grandi rockband della storia. L’album che segnò tale svolta arriva nel 1973, “The Dark Side Of The Moon”: un album perfetto musicalmente, completo sul piano delle tematiche affrontate, dalla vita alla morte, dal successo ai rapporti difficili con se stessi e con gli altri. Fu un album epocale. 30 milioni di copie vendute e 15 anni consecutivi in classifica sono numeri che non descrivono a pieno la grandezza di questo album. La mente del gruppo era Roger Waters. Metteva in discussione i valori della società britannica e attaccava le grandi case discografiche, ree di uccidere il talento dei musicisti pur di far soldi. Temi che vennero fuori dapprima in “Wish You Were Here”, dedicato a Syd Barrett, poi in “Animals”, per sfociare poi nella paranoia e nell’inquietitudine di “The Wall”, in cui il muro di incertezze e frustrazioni è dovuto al dolore di Waters di aver perso suo padre in guerra e di sentirsi alienato nello status di rockstar di successo. Aveva dunque sovrapposto la sua condizione con quella dell’amico Barrett dieci anni prima. Così, convinto che i Pink Floyd fossero destinati a diventare  una parodia di se stessi, uscì dal gruppo.
Fu l’inizio di una lunga battaglia legale tra Roger Waters e David Gilmour, deciso a dare un seguito e una nuova impronta alla storia del gruppo. Alla fine la spuntò Gilmour, che con Wright e Mason detenne quindi il marchio Pink Floyd. Fu l’inizio di una nuova era per il gruppo, in cui la dimensione sognatrice data dal mite Gilmour prese il posto della vena mordace e paranoica di quel Waters che, nonostante fosse stato la mente del gruppo fino a quel momento, non aveva imparato la lezione che lui stesso aveva dato all’amico Syd, quando nel 1975 si era presentato negli studi dove i Pink Floyd stavano registrando “Wish You Were Here”, a lui stesso dedicato. Gli disse che non c’erano parti da suonare per lui.
I Pink Floyd orfani di Waters ottenerro un incredibile successo con una tour mondiale che soddisfece tutti i fan più accaniti della band. Roger Waters dal canto suo iniziò la carriera da solista che, almeno agli inizi, lo portò a collezionare qualche flop.
Negli ultimi tempi però l’astio tra Gilmour e Waters si è notevolmente affievolito, come dimostra l’abbraccio dopo la ReUnion avvenuta nel Live8 del 2005, quando la formazione storica dei Pink Floyd, Waters-Gilmour-Wright-Mason, si ritrovò di nuovo sul palco dopo vent’anni. Ma fu l’ultima volta: la morte di Wright avvenuta il 15 settembre 2008 cancellò qualsiasi speranza che tale ReUnion potesse aver luogo davvero.
Ora i Pink Floyd non sono più cinque musicisti che hanno immaginato il futuro. Quel nome rievoca una musica eterna ed eterea, che ha descritto il mondo, la vita, la morte, la gente e le loro sfumature come pochi hanno saputo fare.
Un mito della storia del rock che è diventato più grande dei suoi creatori.


  domenica 4 ottobre 2009
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When you try your best
But you don’t succeed
When you get what you want
But not what you need
When you feel so tired
But you can’t sleep
Stuck in reverse.

And the tears come streaming down your face
When you lose something you can’t replace
When you love someone but it goes to waste
Could it be worse?

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you.

And high up above or down below
When you’re too in love to let it go
But if you never try you’ll never know
Just what you’re worth.

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you.

Tears stream, down your face
When you lose something you cannot replace.

Tears stream, down your face
I promise you I will learn from the mistakes.

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you.

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Quando fai del tuo meglio
ma non riesci ad ottenere quel che vuoi
quando ottieni quel che vuoi
ma non quello di cui hai bisogno
quando ti senti così stanco
ma non riesci a dormire
Bloccato al contrario.

Quando le lacrime scorrono sul tuo viso
quando perdi qualcosa che non puoi rimpiazzare
quando ami qualcuno ma tutto va perduto
potrebbe andar peggio?

Le luci ti guideranno a casa
e accenderanno le tue ossa
ed io proverò a consolarti.

Lassù o laggiù
quando tu sei troppo innamorato
per lasciar andar via tutto
Ma se non provi, non saprai mai
quali valori hai.

Le luci ti guideranno a casa
e accenderanno le tue ossa
ed io proverò a consolarti.

Le lacrime scorrono sul tuo viso
quando perdi qualcosa che non puoi rimpiazzare.

Le lacrime scorrono sul tuo viso
ti prometto che imparerai dai miei errori.

Le luci ti guideranno a casa
e accenderanno le tue ossa
ed io proverò a consolarti.

   


  mercoledì 2 settembre 2009
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Ti vorrei insegnare l’equilibrio
sopra un mare che è sempre tempesta
Per vivere il tuo tempo
e starci bene dentro.
Questo gioco è un gioco d’equilibrio,
devo solo farci un po’ la mano
perché stare nel mio tempo
è viverlo da dentro.

Ti direi: ”Hai ancora voglia di nuotare in questo mare?”
Aspettiamo l’aurora quando i più bei frutti saranno di tutti…

Vivere il mio tempo è viverlo da dentro.
Vivere il mio tempo è un equilibrio dentro.

  


  martedì 1 settembre 2009
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