Mother should I build a wall?

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Allora perché l’ho fatto? Potrei dare un milione di risposte, tutte false.

La verità è che sono cattivo.

Ma questo cambierà, io cambierò.
È l’ultima volta che faccio cose come questa, metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita. Già, adesso non vedo l’ora.

Diventerò esattamente come voi.

Il lavoro, la famiglia, il maxi-televisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l’apriscatole elettrico.
Buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco a orario d’ufficio, bravo a golf, l’auto lavata, tanti maglioni, Natale in famiglia, pensione  privata, esenzione fiscale.

Tirando avanti, lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.


  venerdì 22 ottobre 2010
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Guardo il cielo che risplende e mi chiedo dove sei,
cerco te, ma dove sei?

Dove sei?

E anche il cielo che risplende non mi dice dove sei,
cerco te, ma tu chi sei?

Tu chi sei?

Pioggia, vento e triste gioia, anche in cielo vedo
cerco te, ma tu chi sei?

Di chi sei?

Di chiunque tu ora sia, solo mia non sei.

 


  domenica 12 settembre 2010
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I pensieri che si fanno prima di prender sonno, si sa, sono quelli migliori, quelli più veri.

Penso molto la notte, quando il sonno non arriva e mi muovo alla ricerca di un lembo di lenzuola non ancora scosso dalla mia insonnia. E ultimamente mi passa davanti agli occhi la mia vita, o almeno, la mia vita da quando ne ho ricordi coscienti. O, meglio ancora, le convinzioni e i modi d’essere che non riesco ad abbandonare da quando vivo. E vedo che tutto ciò che ho fatto, pensato, detto o creduto non è stato altro che una lunga e ingannevole follia. Mi sorprendo per quello che ho davanti agli occhi e non riesco a vedere, e di ciò che invece è nascosto e riesco a cogliere perfettamente.
Non so recitare, non sono l’attore di me stesso, eppure mi sembra di interpretare un personaggio su una scena. E rendersi conto del fatto che tutti i propri gesti e le proprie idee non sono altro che una cronica ebbrezza è uno stupore tanto metafisico quanto nostalgico.

Scrive Pessoa:
“Non sapere di sé vuol dire vivere. Sapere poco di sé vuol dire pensare.
Sapere di sé vuol dire avere la nozione della parola magica dell’anima.”


  domenica 8 agosto 2010
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Chi disse "Preferisco avere fortuna che talento" percepì l’essenza della vita. 
La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita, terrorizza pensare che sia così fuori controllo.

A volte in una partita la palla colpisce il nastro, e per un attimo può andare oltre. O tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre, e allora si vince.

Oppure no. E allora si perde.


  venerdì 30 luglio 2010
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È meglio scegliere sin dall’inizio con chi stare, altrimenti potresti ritrovarti a star bene con individui pronti a leccare il culo pur di ottenere ciò che in precedenza disprezzavano. È una questione di scelta, l’importante è rendersene conto e non pensare a ciò che potresti ottenere in cambio. Rimanere da solo può aiutarti a capire chi è infame e chi no, chi a te ci tiene e chi no. Talvolta è meglio fare la scelta sbagliata, piuttosto che non scegliere affatto, altre volte semplicemente scegli quello che hai sempre creduto fosse giusto per te.
Ma forse la scelta più difficile di fronte alla quale ci si possa trovare è tra la propria felicità e il rimanere se stesso.

Morphine – I Know You (part one)


  sabato 3 luglio 2010
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Aprire la vetrata. Compiacersi per l’ordine cronologico in cui sono disposti. Estrarre il decimo. Ammirarne per un paio di minuti la cover. Quella stretta di mano, quell’uomo in fiamme. Estrarre il disco dalla custodia e inserirlo nel lettore. Impostare il proprio impianto in modo che riproduca le tracce #1 e #5 consecutivamente, senza interruzione. Assicurarsi che nessuno rompa le palle per 25 minuti. Trovare una posizione comoda su un letto o su una poltrona. Spegnere la luce. Lasciarsi alle spalle ogni rimpianto, ogni problema, ogni insicurezza.

Alzare il volume.

 

► Play.


  venerdì 7 maggio 2010
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Nel vivere del nostro buio quotidiano ogni tanto incontri un raggio di luce. Spesso è una moto che ti sta investendo. C’è del fanculo nell’aria. La vita è un puzzle da comporre giorno per giorno, tassello dopo tassello. È pescarli in quel metro di merda che la rende difficile. Ma non è vero che la vita passa senza un perché. Sentirsi utili e buoni, basta poco per dare un senso alla vita. Dura la vita, ci hai provato e lo sai: come alzi la testa piovono cazzi e martelli. È un Vietnam a ogni angolo, una fogna in testa e un’altra nel cuore, tutti contro tutti. Basta! Non è una vita questa. Ma un giorno dopo l’altro ti sei fatto la scorza, sei diventato un duro. E guardi su. Piovono cazzi e martelli, ma sempre cielo è.
–Ti saluto, mamma, io esco.
–Torni?
E guardi giù. Siamo virgole di gazzetta. Siamo sputi nella corrente, mamma. È la vita. Quel tratto di piano inclinato spesso in forte pendenza, lastricato di sapone e di merda. Come faccio a dirti se torno? Sono poche le mamme tranquille. Chi siamo, mamma? Dove andiamo? Per un uovo sodo ci voglio sei minuti, per uno alla coque ne bastano tre, bambino mio. Altro non so della vita. C’è del fanculo nell’aria, questo lo so.
Respira profondo e vivi.

(monologo di Giorgio Melazzi)


  martedì 13 aprile 2010
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Noi spirituali, che pur sembriamo spesso guidarvi e dirigervi, non viviamo nella pienezza, viviamo nell’aridità.
A voi appartiene la ricchezza della vita, a voi il succo dei frutti, a voi il giardino dell’amore, il bel paese dell’arte.
La vostra patria è la terra, la nostra è l’idea.
Il vostro pericolo è di affogare nel mondo dei sensi, il nostro è di asfissiare nel vuoto.
Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi sul petto della madre, io veglio nel deserto.


  lunedì 29 marzo 2010
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