Mother should I build a wall?

La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov’è  il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d’ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.

Quando lo sapranno – pensava –, quando sapranno delle Nuove Prospettive da me aperte, impazziranno di gioia. D’ora in poi vivere qui sarà più vario ed interessante. Altro che far la spola tutto il giorno, altro che la monotonia del tran-tran quotidiano sulla scia dei battelli da pesca! Noi avremo una nuova ragione di vita. Ci solleveremo dalle tenebre dell’ignoranza, ci accorgeremo d’essere creature di grande intelligenza ed abilità. Saremo liberi. Impareremo a volare!

« Il gabbiano Jonathan Livingston viene messo alla gogna e svergognato al cospetto di tutti i suoi simili! Per la sua temeraria e irresponsabile condotta, per esser egli venuto meno alla tradizionale dignità della grande Famiglia de’ Gabbiani.»
«Non abbiamo più nulla in comune, noi e te», intonarono in coro i gabbiani.

Lui parlava di cose molto semplici. Diceva che è giusto che un gabbiano voli, essendo nato per la libertà, e che è suo dovere lasciar perdere e scavalcare tutto ciò che intralcia, che si oppone alla sua libertà, vuoi superstizioni, vuoi antiche abitudini, vuoi qualsiasi altra forma di schiavitù.
Sorge una voce dalla moltitudine: «Scavalcare anche la Legge dello Stormo?».
«L’unica vera legge è quella che conduce alla libertà» disse Jonathan. «Altra legge non c’è.»

«Innanzi tutto, vi dovete render conto che un gabbiano è fatto a immagine del Grande Gabbiano, è un’infinita idea di libertà, senza limite alcuno, e il vostro corpo, da una punta dell’ala a quell’altra, altro non è che un grumo di pensiero.»

Il gabbiano Fletcher, ad un tratto, per un attimo, sorrise. Quello che vide era molto bello. Nessun limite, eh, Jonathan? pensò, e sorrideva. Era come l’inizio di una gara: aveva cominciato ad imparare.


  lunedì 23 novembre 2009     

1.   Non penso come mi dicono di pensare.  
2.   Non voto.
3.   Non fumo. 
4.   Non scatto fotografie con l’unico scopo di pubblicarle su Facebook.
5.   Non guardo il Grande Fratello.   
6.   Non vado in discoteca. 
7.   Non ascolto Gigi D’Alessio.  
8.   Non indosso abiti da 200€. Più che figo, mi sentirei un coglione.
9.   Non mi comporto bene solo la domenica mattina.
10. Non mi riconosco nella gente. Dunque evito.


  sabato 14 novembre 2009     

Quanto odio i festeggiamenti di capodanno….tutti vogliono disperatamente divertirsi, cercando di festeggiare in qualche misera patetica maniera! Festeggiare che cosa?…. Un altro passo verso la tomba?
Naturalmente ci sono eccezioni a quello che sto per dire, ma sono eccezioni, non la regola.
L’amore, malgrado quello che dicono, non è vero che conquisti tutto e non è neanche vero che duri in eterno, alla fine le tue romantiche aspirazioni della giovinezza si riducono a “basta che funzioni”.
E non v’illudete, non dipende per niente dal vostro ingegno umano, più di quanto non vogliate accettare è la fortuna a governarvi…!
Quante erano… le probabilità che uno spermatozoo di vostro padre, tra miliardi trovasse il singolo uovo che vi ha fatto! Non ci pensate sennò vi viene un attacco di panico.
La gente rende la vita peggiore di quello che dovrebbe essere e, credetemi, è già un incubo senza il bisogno del suo aiuto!
Ecco perché non lo dirò mai abbastanza… qualunque amore riusciate a dare e ad avere… qualunque felicità riusciate a rubacchiare o a procurare; qualunque temporanea elargizione di grazia……
basta che funzioni.…!


  lunedì 2 novembre 2009     

Hanno venduto centinaia di milioni di dischi, influenzato generazioni di musicisti, eppure possono camminare per la strada quasi indisturbatamente. Sono i Pink Floyd: musicisti senza volto. La loro musica invece la riconosci subito. Lucidi, profetici, i Pink Floyd hanno immaginato il futuro. Senza volto sì, ma con un’anima. Anzi tre: quella visionaria di Syd Barrett, quella cruda di Roger Waters e quella sognatrice di David Gilmour. Originari di Cambridge, i Pink Floyd sono il prodotto di quell’enorme laboratorio culturale che era la Swinging London della fine degli anni ‘60. Si affermarono le “Art School”, rifugio di studenti che si opponevano allo status quo dell’allora sistema scolastico.
Uno di questi era Syd Barrett, un concentrato di follia e visione creativa, un mix di genio artistico e velleità ribelli. Come molti suo coetanei, abusava di LSD senza curarsi delle conseguenze. I suoi amici, Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright preferivano invece la birra agli allucinogeni. I quattro si tuffarono nell’atmosfera frizzante della Londra Underground facendosi chiamare “Pink Floyd”, nome coniato dallo stesso Barrett. Il blues era la base di improvvisazioni musicali che arrivavano a durare anche 20 minuti. I testi invece sembravano filastrocche puerili, invece parlavano di esploratori spaziali, visioni futuristiche. L’effetto veniva sapientemente completato da un bizzarro show di luci, caratteristica che rimase scolpita nel marchio Pink Floyd.
Ma non durò. Syd, si mise fuori gioco abusando di allucinogeni. Saliva sul palco e non ricordava la musica da suonare, i testi da cantare. Inoltre, mise in luce il disagio dovuto allo status di celebrità e di influenzatore della gente, anticipando di vent’anni i temi di The Wall, e di trenta il rifiuto dello star system di Kurt Cobain. Alla fine Roger Waters si rese conto che in quel modo non si sarebbe potuto andare avanti, fece entrare nel gruppo il suo amico d’infanzia David Gilmour per affiancare alla chitarra Syd, e nell’arco di un anno ne prese definitivamente il posto.
«Non ce la faranno mai senza Syd», pensò l’allora manager Jenner. Fu un grosso errore: gli anni ‘70 segnarono la consacrazione del gruppo, facendo entrare il gruppo nell’olimpo delle più grandi rockband della storia. L’album che segnò tale svolta arriva nel 1973, “The Dark Side Of The Moon”: un album perfetto musicalmente, completo sul piano delle tematiche affrontate, dalla vita alla morte, dal successo ai rapporti difficile con sè stessi e con gli altri. Fu un album epocale. 30 milioni di copie vendute e 15 anni consecutivi in classifica sono numeri che non descrivono a pieno la grandezza di questo album. La mente del gruppo era Roger Waters. Metteva in discussione i valori della società britannica, e attaccava le grandi case discografiche, ree di uccidere il talento dei musicisti pur di far soldi. Temi che vennero fuori dapprima in “Wish You Were Here”, dedicato a Syd Barrett, poi in “Animals”, per sfociare poi nella paranoia e nell’inquietitudine di “The Wall”, in cui il muro di incertezze e frustrazioni è dovuto al dolore di Waters di aver perso suo padre in guerra e di sentirsi alienato nello status di rockstar di successo. Aveva dunque sovrapposto la sua condizione con quella dell’amico Barrett dieci anni prima. Così, convinto che i Pink Floyd fossero destinati a diventare  una parodia di se stessi, uscì dal gruppo.
Fu l’inizio di una lunga battaglia legale tra Roger Waters e David Gilmour, deciso a dare un seguito e una nuova impronta alla storia del gruppo. Alla fine la spuntò Gilmour, che con Wright e Mason detenne quindi il marchio Pink Floyd. Fu l’inizio di una nuova era per il gruppo, in cui la dimensione sognatrice data dal mite Gilmour prese il posto della vena mordace e paranoica di quel Waters che, nonostante fosse stato la mente del gruppo fino a quel momento, non aveva imparato la lezione che lui stesso aveva dato all’amico Syd, quando nel 1975 si era presentato negli studi dove i Pink Floyd stavano registrando Wish You Were Here, a lui stesso dedicato. Gli disse che non c’erano parti da suonare per lui.
I Pink Floyd orfani di Waters ottenerro un incredibile successo con una tour mondiale che soddisfece tutti i fan più accaniti della band. Roger Waters dal canto suo iniziò la carriera da solista, che, almeno agli inizi, lo portò a collezionare qualche flop.
Negli ultimi tempi però l’astio tra Gilmour e Waters si è notevolmente affievolito, come dimostra l’abbraccio dopo la ReUnion avvenuta nel Live8 del 2005, quando la formazione storica dei Pink Floyd, Waters-Gilmour-Wright-Mason, si ritrovò di nuovo sul palco dopo vent’anni. Ma fu l’ultima volta: la morte di Wright avvenuta il 15 settembre 2008 cancellò qualsiasi speranza che tale ReUnion potesse aver luogo davvero.
Ora i Pink Floyd non sono più cinque musicisti che hanno immaginato il futuro. Il nome Pink Floyd rievoca ora una musica eterna ed eterea, che ha descritto il mondo, la vita, la morte, la gente e le loro sfumature come pochi hanno saputo fare.
Un mito della storia del rock che è diventato più grande dei suoi creatori.


  domenica 4 ottobre 2009     

When you try your best
But you don’t succeed
When you get what you want
But not what you need
When you feel so tired
But you can’t sleep
Stuck in reverse.

And the tears come streaming down your face
When you lose something you can’t replace
When you love someone but it goes to waste
Could it be worse?

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you.

And high up above or down below
When you’re too in love to let it go
But if you never try you’ll never know
Just what you’re worth.

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you.

Tears stream, down your face
When you lose something you cannot replace.

Tears stream, down your face
I promise you I will learn from the mistakes.

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you.

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Quando fai del tuo meglio
ma non riesci ad ottenere quel che vuoi
quando ottieni quel che vuoi
ma non quello di cui hai bisogno
quando ti senti così stanco
ma non riesci a dormire
Bloccato al contrario.

Quando le lacrime scorrono sul tuo viso
quando perdi qualcosa che non puoi rimpiazzare
quando ami qualcuno ma tutto va perduto
potrebbe andar peggio?

Le luci ti guideranno a casa
e accenderanno le tue ossa
ed io proverò a consolarti.

Lassù o laggiù
quando tu sei troppo innamorato
per lasciar andar via tutto
Ma se non provi, non saprai mai
quali valori hai.

Le luci ti guideranno a casa
e accenderanno le tue ossa
ed io proverò a consolarti.

Le lacrime scorrono sul tuo viso
quando perdi qualcosa che non puoi rimpiazzare.

Le lacrime scorrono sul tuo viso
ti prometto che imparerai dai miei errori.

Le luci ti guideranno a casa
e accenderanno le tue ossa
ed io proverò a consolarti.

   


  mercoledì 2 settembre 2009     

Ti vorrei insegnare l’equilibrio
sopra un mare che è sempre tempesta
Per vivere il tuo tempo
e starci bene dentro.
Questo gioco è un gioco d’equilibrio,
devo solo farci un po’ la mano
perché stare nel mio tempo
è viverlo da dentro.

Ti direi: ”Hai ancora voglia di nuotare in questo mare?”
Aspettiamo l’aurora quando i più bei frutti saranno di tutti…

Vivere il mio tempo è viverlo da dentro.
Vivere il mio tempo è un equilibrio dentro.

  


  martedì 1 settembre 2009     

Ho fatto due sogni e in tutt’e due c’era mio padre – che strano. Ho vent’anni di più di quanti ne aveva lui quando è morto, quindi, in un certo senso, è lui il più giovane.
Comunque sia, il primo non me lo ricordo tanto bene, ma lo incontravo da qualche parte in città, mi regalava dei soldi ed io li perdevo.
Il secondo era come se fossimo tornati tutt’e due indietro nel tempo, io ero a cavallo e attraversavo le montagne di notte, attraversavo un passo in mezzo alle montagne; faceva freddo e a terra c’era la neve, e lui mi superava col suo cavallo e andava avanti, continuava a cavalcare senza dire una parola; lui era avvolto in una coperta e teneva la testa bassa; mi ha sorpassato e io mi sono accorto che teneva una fiaccola, ricavata da un corno, come usava ai vecchi tempi, e il corno alla luce della fiamma che c’era dentro era del colore della luna. E nel sogno sapevo che stava andando avanti, per accendere un fuoco da qualche parte, in mezzo a tutto quel buio e a quel freddo. E che quando ci sarei arrivato, lo avrei trovato lì.
Poi mi sono svegliato.


  lunedì 10 agosto 2009     

Per rimanere indietro non c’è bisogno necessariamente di andare indietro. Basta restare fermi, mentre tutto il resto va avanti.


  domenica 2 agosto 2009     

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