Mother should I build a wall?

Archive for the ‘Sfoghi’ category

Io ho una tecnica. Quando partecipo ad una riunione, entro, mi metto seduto, tiro fuori la pistola e la metto sul tavolo. È una tecnica: mi serve per andare d’accordo con l’umanità. È una cosa che faccio per me. E infatti ho anche delle piccole regole. La prima è che quando entro devo subito estrarre la pistola e appoggiarla sul tavolo, non vorrei tirarla fuori a metà del discorso e qualcuno potrebbe pensare che la tiro fuori solo per la piega che ha preso il discorso. La seconda regola è non guardare mai la pistola, non vorrei che qualcuno pensi “ecco, sta ammiccando alla pistola”, come per dire “siete tutti sotto tiro”. Non voglio che la pistola sia al centro della discussione. Infatti la terza regola è non parlare mai della pistola: sarebbe ridondante. E poi sarebbe come dire che il mio discorso regge solo perché sono armato. Ma questo non vuol dire che non pensi alla pistola, anzi, io penso costantemente alla pistola. Anzi, precisamente, io penso alla leggerezza del grilletto, al cane che si inarca, che raggiunge il punto morto, momento di massima estensione e distanza dal pezzo, al tamburo, che ruota basculando in senso antiorario e mostra le camere per i proiettili, il cane che ritorna sul pezzo, colpisce l’innesco e… Bang! Questo è il mio pensiero. Certo, qualcuno potrebbe pensare che la mia forza sta solamente nel fatto che mostro la pistola. E infatti, a scanso di equivoci, ho cominciato a partecipare alle riunioni senza mostrare la pistola. La tengo in tasca. Le regole sono leggermente variate, perché ovviamente non estraggo la pistola, ma per il resto è rimasto tutto sostanzialmente invariato, perché penso costantemente alla pistola. Dunque giro sempre armato. E quando giri sempre armato si verifica una piccola magia: ovvero tutte le persone che ti circondano diventano sagome, bersagli a cui sparare. Ma questo non significa che io sia violento, io non sparo a nessuno, sia chiaro. Ma ho l’alternativa, la possibilità di farlo. Questo mi fa stare in pace con il resto dell’umanità.

(monologo di Ascanio Celestini “La Tattica”)

Io non mi sento italiano

dicembre 17th, 2009

Mi scusi Presidente, non è per colpa mia, ma questa nostra Patria non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli, che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia.
Mi scusi Presidente, non sento un gran bisogno dell’inno nazionale di cui un po’ mi vergogno.
In quanto ai calciatori, non voglio giudicare: i nostri non lo sanno o hanno più pudore.

Mi scusi Presidente, se arrivo all’impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi e altri eroi gloriosi non vedo alcun motivo per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente, ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo
da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia.
Questo bel Paese pieno di poesia ha tante pretese, ma nel nostro mondo occidentale è la periferia.

Mi scusi Presidente, ma questo nostro Stato che voi rappresentate mi sembra un po’ sfasciato.
E’ anche troppo chiaro agli occhi della gente che è tutto calcolato e non funziona niente.
Sarà che gli italiani, per lunga tradizione, son troppo appassionati di ogni discussione.
Persino in parlamento c’è un’aria incandescente: si scannano su tutto e poi non cambia niente.

Mi scusi Presidente, dovete convenire che i limiti che abbiamo ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo, noi siamo quel che siamo e abbiamo anche un passato che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente, ma forse noi italiani per gli altri siamo solo spaghetti e mandolini.
Allora qui m’incazzo, son fiero e me ne vanto. Gli sbatto sulla faccia cos’è il Rinascimento.
Questo bel Paese forse è poco saggio, ha le idee confuse.
Ma se fossi nato in altri luoghi poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente, ormai ne ho dette tante c’è un’altra osservazione che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri noi ci crediamo meno ma forse abbiam capito che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente, lo so che non gioite se il grido "Italia, Italia" c’è solo alle partite.
Ma un po’ per non morire o forse un po’ per celia abbiam fatto l’Europa facciamo anche l’Italia.

Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Ormai ci siamo, le pubblicità natalizie finto-allegre sono sempre più martellanti, la gente cammina per strada con sacchetti sempre più carichi di inutili pacchetti, il giorno dei figuranti sta arrivando.
É alle porte questo periodo di forzata allegria, questo “amatissimo” 25 Dicembre senza più nessun senso. O forse un senso ce l’ha ancora: sta nel mettere a nudo ciò che siamo veramente, ovvero dei frutti di cui non conta nulla, di cui si prende solo la buccia, quella fatta di regali costosi, sorrisetti falsi con cui si dice “Tanti auguri di cuore” e poi per un anno non ci si saluta (non che sia un male) , abiti nuovi  e squallide palline in plastica appese ad uno squallido albero in plastica.
Spero diluvi.

Lo spirito di appartenenza ad una nazione in me sta svanendo. Non riesco a trovare risposta a nessuna delle mie domande sul futuro, ma questo non credo sia una questione di essere pessimisti o ottimisti, ma una semplice considerazione fatta guardando alla situazione odierna della società in cui vivo. Ho smesso di sentirmi un cittadino semplicemente aprendo gli occhi: ho visto un mondo al contrario, dove gli onesti soffrono e i falsi regnano, dove gli idioti sono pieni di sè e gli intelligenti sono pieni di dubbi,  dove chi ha problemi con la legge legifera, dove chi dice le cose come stanno veramente è scomodo, dove chi ha un’idea non trova i mezzi per realizzarla, dove non contano le tue capacità, ma le tue amicizie, o le amicizie dei tuoi amici, dove la televisione propina merda in continuazione, dove pagare il canone Rai vuol dire pagare il compenso a ospiti di Sanremo, dove Riotta e Fede possono fare i direttori di giornali, dove Veltroni parla di "nuovo della politica" e Berlusconi parla di "moralità della politica". Ma che paese è questo? E solo l’Italia che va a rotoli oppure è tutto il mondo che va incontro alla catastrofe ma con leggerezza? Forse sono troppo pessimista, o forse lo sono troppo poco. A volte piccole cose, le più stupide, sono l’immagine della società: basta prendere un autobus e vedere quante persone sono lì davanti alla porta dell’uscita che aspettano di entrare.

  

Switch on your mind

dicembre 4th, 2007

Io mi chiedo se davvero le persone che intasano la mia casella e-mail siano delle persone sane di mente. Mi sto sempre di più convincendo che  sono mentalmente ritardate, altrimenti non potrei spiegare come è possibile che riescano a trovare il coraggio di inoltrare delle cose impensabili, che una persona con un cervello acceso avrebbe cestinato immediatamente. Infatti sarebbe lecito chiedersi come mai un messaggio di posta inoltrato possa salvare la vita ad una bambina che ha 7 anni dal 1995. Ma chiederselo sarebbe troppo intelligente. Per non parlare di quanto è credibile il fatto che Msn sta per chiudere e che se inoltro la catena l’omino di Messenger diventa blu, a testimonianza del fatto che ho salvato il mio account! Eh, beh…. Poi ieri il massimo, non volevo crederci: un messaggio che mi chiedeva di inoltrarlo ad altre 100 persone in cambio di un assegno dalla Microsoft di 240€/messaggio!!!
Dunque, possibile che una mente accesa possa credere cose del genere? Ormai la notte vado a letto tutto impaurito per la sfiga che ho accumulato rompendo sistematicamente le catene che mi arrivano. :D
Suvvia, accendete un pò il cervello! …. e non scassate più…!

Quando ormai la mente non regge più, quando riesci a incasinarti anche nelle cose più facili, quando il termometro segna 35° e il calendario segna 20 luglio, non sarà forse il momento di smettere di studiare, staccare la spina e andare in vacanza?

Senza avere ogni tre mesi lo stress degli esami, senza avere ogni volta quella paura di fallire, quella sensazione di giocarsi il proprio futuro… Non era meglio cercarsi un lavoro fin da subito? Tanto, anche con la laurea, non si ha la certezza di avere un lavoro… Qual’è il senso?

Quasi quasi mollo tutto…

gennaio 31st, 2007

Di nuovo! Per la seconda volta! E stavolta mi girano ancora di più perchè ho studiato l’impossibile e oltre… L’ho presa davvero male, avrei pianto un attimo dopo aver contato le risposte. Perchè in un secondo è scorso nella mia mente tutto il film delle conseguenze di quello che era successo: i miei genitori delusi, io con il morale sotto terra, il rimorso di poter esserci alla festa di compleanno di mio padre causa terzo appello e la sensazione di aver già rovinato la festa… Per non parlare poi della voglia di mollare tutto che mi è venuta, lo scoraggiamento totale, l’apatia assoluta in cui sono piombato. Per me non è facile come gli altri che dicono: “Ci si riprova fra 15 giorni!” Certo, è facile dirlo quando poi si ritorna a casa, con la mamma che ha già preparato la cena… Per me non è così… E’ molto più dura. C’è il mio futuro in gioco. Inizio a pensare che forse non è questa la mia strada, forse dovrei mollare tutto e cercarmi un lavoro, non lo so… Comunque Simone ha avuto ragione: “Nessuno ci insegna a vivere le nostre esperienze, dobbiamo farci le ossa da noi…” Mi sento molto un bambino che sta imparando a camminare! Non voglio sentirmi le urla addosso solo perchè non faccio i 100 metri in 10 secondi! Non servirebbe a nulla! Solo a scoraggiarmi di più…  e convincermi a mollare…

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