Mother should I build a wall?

Archive for the ‘Pensieri e deliri’ category

Pensare di sé

agosto 8th, 2010

I pensieri che si fanno prima di prender sonno, si sa, sono quelli migliori, quelli più veri.

Penso molto la notte, quando il sonno non arriva e mi muovo alla ricerca di un lembo di lenzuola non ancora scosso dalla mia insonnia. E ultimamente mi passa davanti agli occhi la mia vita, o almeno, la mia vita da quando ne ho ricordi coscienti. O, meglio ancora, le convinzioni e i modi d’essere che non riesco ad abbandonare da quando vivo. E vedo che tutto ciò che ho fatto, pensato, detto o creduto non è stato altro che una lunga e ingannevole follia. Mi sorprendo per quello che ho davanti agli occhi e non riesco a vedere, e di ciò che invece è nascosto e riesco a cogliere perfettamente.
Non so recitare, non sono l’attore di me stesso, eppure mi sembra di interpretare un personaggio su una scena. E rendersi conto del fatto che tutti i propri gesti e le proprie idee non sono altro che una cronica ebbrezza è uno stupore tanto metafisico quanto nostalgico.

Scrive Pessoa:
“Non sapere di sé vuol dire vivere. Sapere poco di sé vuol dire pensare.
Sapere di sé vuol dire avere la nozione della parola magica dell’anima.”

Scegliere

luglio 3rd, 2010

È meglio scegliere sin dall’inizio con chi stare, altrimenti potresti ritrovarti a star bene con individui pronti a leccare il culo pur di ottenere ciò che in precedenza disprezzavano. È una questione di scelta, l’importante è rendersene conto e non pensare a ciò che potresti ottenere in cambio. Rimanere da solo può aiutarti a capire chi è infame e chi no, chi a te ci tiene e chi no. Talvolta è meglio fare la scelta sbagliata, piuttosto che non scegliere affatto, altre volte semplicemente scegli quello che hai sempre creduto fosse giusto per te.
Ma forse la scelta più difficile di fronte alla quale ci si possa trovare è tra la propria felicità e il rimanere se stesso.

Morphine – I Know You (part one)

25 minuti

maggio 7th, 2010

Aprire la vetrata. Compiacersi per l’ordine cronologico in cui sono disposti. Estrarre il decimo. Ammirarne per un paio di minuti la cover. Quella stretta di mano, quell’uomo in fiamme. Estrarre il disco dalla custodia e inserirlo nel lettore. Impostare il proprio impianto in modo che riproduca le tracce #1 e #5 consecutivamente, senza interruzione. Assicurarsi che nessuno rompa le palle per 25 minuti. Trovare una posizione comoda su un letto o su una poltrona. Spegnere la luce. Lasciarsi alle spalle ogni rimpianto, ogni problema, ogni insicurezza.

Alzare il volume.

 

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C’è del fanculo nell’aria

aprile 13th, 2010

Nel vivere del nostro buio quotidiano ogni tanto incontri un raggio di luce. Spesso è una moto che ti sta investendo. C’è del fanculo nell’aria. La vita è un puzzle da comporre giorno per giorno, tassello dopo tassello. È pescarli in quel metro di merda che la rende difficile. Ma non è vero che la vita passa senza un perché. Sentirsi utili e buoni, basta poco per dare un senso alla vita. Dura la vita, ci hai provato e lo sai: come alzi la testa piovono cazzi e martelli. È un Vietnam a ogni angolo, una fogna in testa e un’altra nel cuore, tutti contro tutti. Basta! Non è una vita questa. Ma un giorno dopo l’altro ti sei fatto la scorza, sei diventato un duro. E guardi su. Piovono cazzi e martelli, ma sempre cielo è.
–Ti saluto, mamma, io esco.
–Torni?
E guardi giù. Siamo virgole di gazzetta. Siamo sputi nella corrente, mamma. È la vita. Quel tratto di piano inclinato spesso in forte pendenza, lastricato di sapone e di merda. Come faccio a dirti se torno? Sono poche le mamme tranquille. Chi siamo, mamma? Dove andiamo? Per un uovo sodo ci voglio sei minuti, per uno alla coque ne bastano tre, bambino mio. Altro non so della vita. C’è del fanculo nell’aria, questo lo so.
Respira profondo e vivi.

(monologo di Giorgio Melazzi)

Eros vs Logos

marzo 29th, 2010

Noi spirituali, che pur sembriamo spesso guidarvi e dirigervi, non viviamo nella pienezza, viviamo nell’aridità.
A voi appartiene la ricchezza della vita, a voi il succo dei frutti, a voi il giardino dell’amore, il bel paese dell’arte.
La vostra patria è la terra, la nostra è l’idea.
Il vostro pericolo è di affogare nel mondo dei sensi, il nostro è di asfissiare nel vuoto.
Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi sul petto della madre, io veglio nel deserto.

Il conformista

marzo 8th, 2010

Il conformista è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta.
Il conformista ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa.
È un concentrato di opinioni che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani
e quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire.
Forse da buon opportunista si adegua senza farci caso e vive nel suo paradiso.

Il conformista è un uomo a tutto tondo che si muove senza consistenza.
Il conformista s’allena a scivolare dentro il mare della maggioranza.
È un animale assai comune che vive di parole da conversazione.
Di notte sogna e vengon fuori i sogni di altri sognatori.
Il giorno esplode la sua festa che è stare in pace con il mondo e farsi largo galleggiando.

Il conformista non ha capito bene che rimbalza meglio di un pallone.
Il conformista: aerostato evoluto che è gonfiato dall’informazione.
È il risultato di una specie che vola sempre a bassa quota in superficie
poi sfiora il mondo con un dito e si sente realizzato.

Vive, e questo già gli basta. 
E devo dire che oramai somiglia molto a tutti noi.

Non odi tutto questo?

marzo 3rd, 2010

— Non odi tutto questo?
— Odio cosa?
— I silenzi che mettono a disagio.
    Perché sentiamo l’esigenza di chiacchierare di puttanate per sentirci più a nostro agio?
— Non lo so. È un’ottima domanda.
— È solo allora che sai di aver trovato qualcuno davvero speciale.
    Quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace.

La notte più triste

febbraio 15th, 2010

Ricercando l’ultimo brandello di lenzuola non ancora smosso dalla mia inquietudine nel girarmi e rigirarmi in continuazione, mi rendo conto che aver spento la luce autoconvincendomi di riuscire a dormire è inutile. Quel maledetto orologio scandisce i secondi in maniera sempre più rumorosa. Ogni secondo è uno schiaffo all’anima. Riaccendo la luce, leggo qualche pagina di Pessoa. Niente, il sonno non arriva, i secondi continuano ad essere scanditi con violenza. Ho ormai tutto, mi sono costruito una gabbia stupenda, un muro stupendo. E non ho più nulla.
Peggio ancora: non ho nessuno a cui poterne parlare, mi terrò tutto dentro. Non verserò mezza lacrima. Ad un tratto il cellulare si illumina. Un tempo sarebbe stato un sms inviato con una telepatia simile a quella dei gemelli. Ora è solo l’avviso di una batteria ormai prossima all’esaurimento.
Rimane poco da fare, ho capito che il sonno ormai non arriverà più. Indosso le cuffie, cerco The Wall e lo ascolto fino a Comfortably Numb. Non riesco ad ascoltare da The Show Must Go On in poi…

È mattina ormai, quell’odioso incedere dei secondi non si è fermato. Probabilmente è stata la notte più triste che abbia mai trascorso. Ma è passata.

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