Vita a somma zero

La tua faccia a pochi centimetri dalla finestra, guardi il paesaggio fuori. Il tuo respiro appanna lentamente il vetro, il panorama pian piano scompare facendo posto al tuo riflesso. Hai sentimenti affilati come lame, incompatibili tra loro. Arrabbiato ma emozionato, insoddisfatto ma sereno. Sembra quasi che le leggi della fisica siano state rivisitate per descrivere il tuo stato d’animo.

Ad ogni sentimento positivo corrisponde un sentimento uguale e contrario.
(III legge di Newton revisited)

La somma dei sentimenti in una persona è nulla.
(I legge di Kirchoff revisited)

È una vita a somma zero.

Tiri una leva, premi un pulsante, compili un modulo. Magari ti credi anche più fortunato degli altri se hai uno straccio di lavoro sottopagato in cui a scandire il giorno della settimana è il colore della cravatta del tuo capo.
Ti hanno rubato il futuro e la colpa è solo tua che l’hai permesso, non rendendotene conto. Hai creduto e continui a credere di avere sempre una scelta, mentre in realtà sei solo un pesce spinto dalla corrente. Il mondo ti ha imposto una serie di regole per farti dimenticare ciò che sei davvero, ciò che la tua realtà dovrebbe essere. Sei soltanto e quello che succede succede soltanto. Non sei speciale. Sei e basta.

Come ieri. Come domani.

La sveglia suona alla solita ora. Apri gli occhi. Quel viaggio evanescente nel mondo dei sogni si è irrimediabilmente interrotto. I piedi che passano dal tepore delle lenzuola al freddo del pavimento ti fanno tornare alla realtà.

Apri la finestra: no, nemmeno oggi è iniziata la rivoluzione. Il mondo c’è ancora, esattamente come ieri.

Vai in cucina e accendi il gas. La moka l’hai già preparata la sera prima. Bevi il solito caffè amaro. Non lo gusti, ma non riesci ad evitare di prenderlo tutte le mattine. Come ieri. Come domani.

Meccanicamente compi le stesse azioni tutti i giorni. Non ti chiedi più il perché, lo fai e basta. Inconsapevolmente.

Esci di casa alla stessa ora tutte le mattine. Sali sullo stesso autobus, sullo stesso treno. Vedi le stesse facce del giorno prima. Vedi altre persone che meccanicamente ripetono le stesse azioni del giorno prima. Vite di sconosciuti che si trovano nel tuo stesso posto, alla tua stessa ora. Come ieri. Come domani. E li vedi così spesso che a volte accennano un sorriso o un saluto, come se la ripetizione desse un senso di familiarità.

Alcuni riescono a trovarsi a proprio agio nella quotidiana consuetudine delle cose, nel non bisogno di dimostrare ogni giorno la propria unicità. La verità è che siamo essere creativi ed istintivi imprigionati in quella realtà che alcuni hanno imparato ad apprezzare semplicemente perché cambiarla sarebbe più faticoso.

Fluisce così una nuova giornata nella clessidra della vita. Come ieri. Come domani.

L’idiota

Tra le tante mutazioni antropologiche verificatesi nel corso della storia, ce n’è una che pericolosamente sta prendendo il sopravvento. L’idiota è ormai ovunque, si è insinuato in ogni livello della società, una ramificazione tentacolare che non lascia scampo.

Un tempo l’idiota lo riconoscevi subito, era sufficiente che aprisse bocca. Oggi invece si è evoluto, ha un fare molto persuasivo,inizia a parlare e magari riesce anche a convincere il non-idiota della sua tesi, salvo poi rovinare tutto non appena si prova a scavare un pò più in profondità in quel mare di apparenza inconsistente. Ed è lì che viene fuori la vera essenza dell’idiota: il nulla.

L’idiota infatti vive la sua vita paragonandola continuamente a quella degli altri, ha ambizioni non sue e parla per sentito dire. Per queste sue caratteristiche riesce ad essere molto apprezzato dagli altri idioti, riscuote successo perché riesce ad essere accomodante con chi è più potente di lui e nel contempo è aggressivo con chi razionalmente lo mette alle strette. L’idiota è dunque uno che amministra l’altrui potere accontentandosi di viverne il riflesso.

Oscar Wilde diceva che non bisogna mai discutere con l’idiota, perché ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza. E in effetti avere una discussione con questo esemplare del genere umano è cosa assai impegnativa, se non impossibile.

Egli adotta varie tecniche, molto efficaci, ma anche molto facili da riconoscere.

Una di queste è senza dubbio alzare la voce, rispondere seccato ad una questione impegnativa tirando fuori argomenti per nulla inerenti alla discussione, a volte passando anche all’insulto. Il non-idiota, proprio per il suo non essere idiota, di solito preferisce non rispondere per non perdere il suo tempo. Di contro, l’idiota è pronto a rinfacciare al non-idiota il fatto di non rispondergli, pensando di aver avuto la meglio della diatriba verbale e compiacendosene.

Altra tecnica che riscuote molto successo è circondarsi di altri idioti pronti ad applaudirlo o incitarlo. Egli li chiama a rapporto e li scuote in una sorta di “Vedi? Vedi come lo distruggo?”. Un supporto che nella sua mente dovrebbe avere lo scopo di intimidire il non-idiota, il quale dal canto suo continua a rimanere impassibile nella sua posizione e nella sua intenzione di non voler sprecare il suo tempo.

L’ultima tecnica, forse la più diffusa, è quella che fa dell’idiota un ipocrita, un tecnica che conferisce un senso di rispettabilità al proprio istinto di sopravvivenza. L’apparenza cela l’ipocrisia e il modo in cui ci si presenta diventa fondamentale, necessario per conquistare l’approvazione altrui. L’idiota quindi cura l’abito, ha una stretta di mano ferma, un sorriso convincente e uno sguardo rassicurante. Ed è sempre pronto a colpire la preda alle spalle, quando meno se l’aspetta, quando fa più male.

Le cause che hanno portato a questa mutazione dell’idiota sono molteplici, vanno ricercate senz’altro in uno svuotamento delle coscienze e in una generale esacerbazione del conservatorismo sociale.
Un tempo l’idiota era un essere subalterno, passivo, con poco potere decisionale. Una pecora di orwelliana/watersiana memoria che nel corso degli anni ha preso i tratti aggressivi del cane, ovvero ambizioso e spietato ma poco consapevole del proprio ruolo nello schema generale, e nel contempo i tratti del maiale, arrogante e borioso, il cui potere è viene esercitato in ogni ambito, anche nei più circoscritti, quotidiani. Spesso represso, con una visione del mondo limitata, proietta il proprio lato oscuro sugli altri cercando di combatterlo. L’idiota fa suoi i caratteri peggiori di ognuna di queste figure animalesche.

La cosa davvero triste è che l’idiota è diventato il modello vincente in una società dove il buon senso viene costantemente ridicolizzato, dove il panorama umano è terribilmente desolante. Nella nuova figura dell’idiota potremmo riconoscerci un pò tutti.

Senza nemmeno accorgercene, senza nemmeno avere il tempo di compatirne la pateticità, l’idiota sarà in tutti noi.

Macerie

La solita scena, il solito copione visto e rivisto. Un’emergenza continua, un continuo SMS solidale.
La vita delle persone che cambia in una notte, una maledetta notte in cui la terra trema, la Natura si ribella e mostra la sua forza. Le case che si sbriciolano sotto i colpi di sismi che altrove non scalferebbero nemmeno l’intonaco di un pollaio.

Eccolo il vero spread.
Uno spread culturale che porta certi sindaci ad evitare di denunciare il rischio sismico del territorio che amministrano per paura di un freno allo sviluppo economico per via di regole più severe. Regole che quando ci sono si fa fatica a rispettare e quando si infrangono non portano ad adeguate pene. Il ministro di turno che snocciola le cifre necessarie alla ricostruzione e alla messa in sicurezza del territorio, quelle cifre che in futuro verranno investite in un progetto a lungo termine. Il tutto in un futuro che non arriva mai.

Fino alla prossima emergenza, quando il copione si ripeterà di nuovo. Gli eroi col casco giallo scaveranno ed estrarranno un uomo vivo rimasto incastrato sotto i calcinacci, una donna incinta, un’anziana abbandonata. Tante piccole storie di speranza e di dolore, di solidarietà e di rassegnazione. E nel centro storico distrutto il reporter avanzerà in compagnia del suo cameraman fin dove è possibile arrivare, non oltre i nastri che delimitano le zone a rischio crolli. A documentare il silenzio assordante della città fantasma, l’assenza di vita nella zona divenuta rossa.

Le coscienze di tutti si allineano in una grande coscienza comune, ma dello Stato non restano che le macerie.

Potere e bellezza di gioventù

Goditi potere e bellezza della tua gioventù, non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi, tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto e in modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte, e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t’erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

Fà una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta.
Non essere crudele col cuore degli altri, non tollerare la gente che è crudele col tuo. Lavati i denti. Non perdere tempo con l’invidia. A volte sei in testa, a volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente, dimmi come si fa. Conserva tutte le vecchie lettere d’amore, butta i vecchi estratti conto. Rilàssati!
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno. Forse ti sposerai o forse no, forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo, usalo in tutti i modi che puoi, senza temere quel che pensa la gente. È il più grande strumento che potrai mai avere. Balla! Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza, ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori, non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli, sono il miglior legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono. Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.

Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perché più diventi vecchio più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Sii cauto nell’accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio, per questa volta.

Un mondo

Apro gli occhi e vedo la luce filtrare dalle fessure delle imposte. Al mio fianco c’è la ragazza più straordinaria del mondo. Dorme ancora ed è bellissimo guardarla mentre il suo viso è avvolto dal tepore delle lenzuola profumate.

Mi alzo e apro le finestre, voglio respirare a pieni polmoni l’aria fresca della città. Non c’è più traccia di smog da quando petrolio e carbone sono stati aboliti: le auto a benzina sono un lontanissimo ricordo, tutti si muovono usando mezzi elettrici, biciclette e monopattini. I pirati della strada sono quelli che girano in skate e rollerblade. Nell’aria non c’è nemmeno il fumo di una sigaretta, l’ultimo fumatore è morto un paio di anni fa: ricordo che fu uno scoop che fece il giro del mondo. Un pò come quando chiuse per fallimento l’ultima azienda che produceva armi: da allora nemmeno una scacciacani è stata più prodotta.

Entro in cucina, il sistema intelligente che governa la mia casa mi augura un buon giorno e mi prepara il mio solito cappuccino: il latte proviene direttamente da un allevamento locale, il caffè e il cacao li ordino su Internet da simpatici agricoltori del Brasile, prima o poi andrò a far loro visita.

Nel frattempo sull’invisibile monitor appaiono i titoli dei principali quotidiani di oggi. Oggi il presidente del Consiglio, una brillante ragazza di 30 anni, approverà la nuova Costituzione che tutti i cittadini hanno discusso e stilato in rete, alla quale tutti vi possono accedere a banda larga da quando è stata inserita tra i diritti fondamentali dell’uomo. L’attuale governo è stato liberamente votato dai cittadini che hanno scelto ministri e sottosegretari valutandone scrupolosamente i curricula. Nessun over 60 è stato eletto, il ministro più giovane ha 20 anni.

L’evasione fiscale è stata sconfitta: i contanti non esistono più, tutti i pagamenti sono tracciabili, ma tra poco anche questa precauzione sarà inutile poiché le imposte sono talmente basse che tutti i cittadini le pagano con piacere, visti i servizi che vengono loro offerti. Nessuno ha più l’istinto della furbata, del compromesso, del fregare il prossimo.

Il telelavoro è ormai diffusissimo, e nonostante in passato qualcuno abbia avanzato l’ipotesi di un’istruzione interamente via Internet, i bambini si recano nelle scuole, che sono tutte pubbliche, e sono felici di farlo in quanto si confrontano con culture diverse all’insegna del rispetto reciproco. “Tutti siamo uguali, tutti siamo unici” è il motto che campeggia all’ingresso del parco in cui si trova la scuola.

L’omofobia e la xenofobia non esistono più. È da circa mezzo secolo che la parola guerra è stata eliminata dai dizionari, nessuno se ne ricorda il significato. Forse in qualche vecchio libro di storia si parla ancora di associazioni come Emergency e Greenpeace, ma da quando hanno realizzato il loro sogno di diventare inutili sono solo un ricordo.

Ho deciso di portare la colazione a letto alla donna della mia vita. Dopo ho intenzione di fare un visita al nuovo museo cittadino, pubblico e gratuito, dopodiché….

TITITì… TITITì… TITITì…

.: SVEGLIA :.

Ritorno alla realtà.

Il mondo così com’è non è esattamente il posto in cui sogno di vivere. Ma lei c’è. La ragazza più straordinaria che esista è davvero al mio fianco. E questo mi consola, mi fa sperare, mi fa sognare.

Dire basta, dire sì

È in base a delle scelte che sarai odiato o amato, evitato o sopportato, disprezzato o osannato.

La sostanza è tutta in ciò a cui dici BASTAe ciò a cui dici .

Basta ai compromessi morali, sì alla vita vissuta come si vuole.

Basta con i consigli buonisti, sì alle critiche che ti indicano la strada.

Basta col turismo di massa di gente inconsapevole e spocchiosa, sì alle notti su divani sconosciuti.

Basta con certe facce, non le sopporto più! Sì ad altre facce, vorrei vederle sempre!

Sì al coraggio di andare al cinema da soli a vedere film che non piacciono a nessuno
e basta coi filmetti dal solito scontato copione realizzati solo per far cassa al box office.

Basta con la fase difensiva, per vincere bisogna attaccare!

Sì al chiedersi sempre il perché, sì all’approfondimento della notizia che si ascolta,

sì all’essere considerato il solito rompipalle che non sa stare a tavola.

Basta con l’accondiscendenza, basta col perbenismo e il moralismo ipocrita di chi dovrebbe vergognarsi e non lo fa.

Sì alle persone che vogliono cambiare il mondo coi piccoli gesti e che ci riusciranno.

Basta a quelli che fanno finta di niente, a quelli che pensano solo a se stessi
perché non hanno una visione d’insieme.

Basta col potere in mano a certa gente, basta con l’illegale legalizzato.
Sì all’illegittimo che è giusto.

 

 

Sì a chi lotta e non si arrende, sì a chi ci prova.

Sì all’edonismo e ai bohémien.
Sì all’Indie Rock, al Funky Rock e al Rock ‘n Roll.

Sì a chi si siede in un angolo buio, in silenzio, a pensare, a esplorare il lato oscuro.

Sì al caffè corretto, basta col politicamente corretto.

Basta col cospargersi il capo di cenere.

Sì all’imparare sbagliando, fasciandosi la testa e poi sbagliando di nuovo.
Sì a chi si appassiona e a chi si emoziona.


Essere significa dire sì, significa dire basta.