Non vi fanno schifo?

Berlusconi ha vinto: 314 nominati non eletti in Parlamento hanno votato contro la sfiducia, altri 311 nominati non eletti hanno votato a favore.
Ma cos’è diventato ormai il Parlamento italiano? Direi che un circo ha maggiore serietà, un’osteria ha maggiore compostezza, un bordello ha maggiore dignità. Sì, perché c’è una sottile differenza tra una puttana e un “onorevole”: la puttana a una certa ora stacca, smette di vendersi. In Parlamento non è affatto raro assistere ad improvvisi cambi di schieramento, dall’uno e dall’altro indifferentemente.

Da circa 15 anni, la storia si è sempre ripetuta ed è da altrettanti anni che l’Italia è sostanzialmente divisa in due categorie. Ci sono quelli che credono alla favola di Berlusconi come l’uomo che si è fatto da sé, il signore incontrastato del libero mercato, l’unico mezzo per opporsi al comunismo in Italia, il salvatore dei valori della famiglia e della Chiesa, il paladino della libertà, l’orgoglio di questa nazione a livello internazionale. Dall’altra parte ci sono le persone, sia di destra che di sinistra, con un minimo di cervello, un leggero senso critico e una discreta capacità di aprire gli occhi, che pensano che Berlusconi sia solo un pagliaccio, un anziano signore che spara cazzate a raffica, praticamente ogni volta che apre la bocca.

Ma oggi ha vinto lui. Due astenuti e due “onorevoli” acquistati in extremis durante i saldi prenatalizi gli permetteranno di governare ancora questo paese ancora per un po’, almeno fino a quando lo showman di turno non sarà in tournée, o la velina non avrà il corso di yoga in un giorno in cui si vota.

Dunque largo ai festeggiamenti: la democrazia dei nominati non eletti ha vinto. Oggi è tutto un dare pacche sulle spalle, carezze sul collo, respirare quell’atmosfera da ritrovo di vecchi amici di una volta, ascoltare urla da mercanti, vedere gente che butta nel cesso 40 anni di battaglie politiche. Ma non vi fanno un po’ schifo?

Personalmente vedo come unica possibilità di salvarsi la faccia quello di ritirarsi, tutti.
La storia, si sa, non fa sconti. E prima o poi verrà il giorno in cui darà un giudizio a questa classe politica.

È ora di tornare al mondo vero, quello dei vivi.

 

Io non mi sento italiano

Mi scusi Presidente, non è per colpa mia, ma questa nostra Patria non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli, che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia.
Mi scusi Presidente, non sento un gran bisogno dell’inno nazionale di cui un po’ mi vergogno.
In quanto ai calciatori, non voglio giudicare: i nostri non lo sanno o hanno più pudore.

Mi scusi Presidente, se arrivo all’impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi e altri eroi gloriosi non vedo alcun motivo per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente, ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo
da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia.
Questo bel Paese pieno di poesia ha tante pretese, ma nel nostro mondo occidentale è la periferia.

Mi scusi Presidente, ma questo nostro Stato che voi rappresentate mi sembra un po’ sfasciato.
E’ anche troppo chiaro agli occhi della gente che è tutto calcolato e non funziona niente.
Sarà che gli italiani, per lunga tradizione, son troppo appassionati di ogni discussione.
Persino in parlamento c’è un’aria incandescente: si scannano su tutto e poi non cambia niente.

Mi scusi Presidente, dovete convenire che i limiti che abbiamo ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo, noi siamo quel che siamo e abbiamo anche un passato che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente, ma forse noi italiani per gli altri siamo solo spaghetti e mandolini.
Allora qui m’incazzo, son fiero e me ne vanto. Gli sbatto sulla faccia cos’è il Rinascimento.
Questo bel Paese forse è poco saggio, ha le idee confuse.
Ma se fossi nato in altri luoghi poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente, ormai ne ho dette tante c’è un’altra osservazione che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri noi ci crediamo meno ma forse abbiam capito che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente, lo so che non gioite se il grido "Italia, Italia" c’è solo alle partite.
Ma un po’ per non morire o forse un po’ per celia abbiam fatto l’Europa facciamo anche l’Italia.

Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Alimentazione artificiale o morte dignitosa

Come era immaginabile, dopo appena una decina di giorni la notizia della morte di Eluana Englaro ha lasciato spazio ad altre notizie, quali la morte della sinistra italiana, e la morte della canzone italiana con il festival di Sanremo.
La vicenda mi ha fatto riflettere. Mi sono reso conto di quanto sia pericoloso affidare la propria vita a qualcun’altro, e quanto sia importante mettere in chiaro la propria volontà quando se ne hanno le possibilità.
Ho trovato assurda la volontà di imporre l’alimentazione a una persona che non l’avrebbe voluta, e avrebbe preferito una morte dignitosa, in nome di valori religiosi che non mal si addicono ad uno stato laico. Credo che chi crede in certi valori debba crederci per sé, e non imporli. Quello che mi fa sorridere è l’ipocrisia di una classe politica che ha preso a cuore questa vicenda proclamandosi amante della vita, dichiarando che nel 2009 non si può far morire di fame e di sete una persona. Chissà se questa classe politica la pensa così anche per i clandestini nei CPT. Anche in quel caso sono amanti della vita? Anche in quel caso si indignerebbero così tanto per la vita di una persona?

Programma elettorale del PD/PDL:

Lo psiconano non vuole una legge contro il conflitto di interessi.
Topo Gigio non vuole una legge contro il conflitto di interessi.

Lo psiconano vuole tenersi tre televisioni e fare politica.
Topo Gigio vuole che lo psiconano si tenga tre televisioni e continui a fare politica.

Lo psiconano vuole gli inceneritori.
Topo Gigio vuole gli inceneritori e imbarca Veronesi detto Cancronesi di 83 anni.

Lo psiconano non vuole rispettare le sentenze europee e mandare Rete 4 sul satellite.
Topo Gigio non vuole rispettare le sentenze europee e mandare Rete 4 sul satellite.

Lo psiconano non vuole che le intercettazioni siano rese pubbliche dopo essere state notificate alle parti.
Topo Gigio non vuole che le intercettazioni siano rese pubbliche dopo essere state notificate alle parti.

Lo psiconano non vuole più processi pubblici a Cuffaro, Fazio, Fiorani, Consorte, D’Alema, Fassino e a sé stesso a causa delle intercettazioni.
Topo Gigio non vuole più processi pubblici a Cuffaro, Fazio, Fiorani, Consorte, D’Alema, Fassino e a sé stesso a causa delle intercettazioni.

Lo psiconano vuole la galleria di 43 chilometri in Val di Susa che costerà 14 miliardi di euro ai contribuenti per far passare merci a 130 all’ora tra 15 anni.
Topo Gigio vuole la galleria di 43 chilometri in Val di Susa che costerà 14 miliardi di euro ai contribuenti per far passare merci a 130 all’ora tra 15 anni.

Lo psiconano vuole fare le nuova legge elettorale con Topo Gigio.
Topo Gigio vuol fare la nuova legge elettorale con lo psiconano.

Lo psiconano vuol fare un governo di larghe intese dopo le elezioni.
Topo Gigio vuol fare un governo di larghe intese dopo le elezioni.

Lo psiconano vuole premier dell’inciucio Gianni Letta.
Topo Gigio vuole premier dell’inciucio Gianni Letta.

Se non potete scegliere il programma, valutate le differenze tra i due leader:
lo psiconano si tinge i capelli e ha i tacchi,
Topo Gigio ha i capelli bianchi e gli occhiali.
Meglio i capelli al naturale o la tintura?

Votate lo shampoo, fatelo per la democrazia.

(dal blog di Beppe Grillo)

Laureati con lode? No, grazie

Pubblico un articolo di Lucia Scajola, pubblicato su Panorama
N°41 del 10 ottobre 2007. Penso sia interessante, soprattutto per chi, come me, è nel pieno della sua carriera universitaria.

“Sempre più aziende diffidano dei voti troppo alti. E preferiscono assumere quanti hanno terminato gli studi in tempo, anche se con meno punti: sanno sbrigarsela.
Accettate i 23, arrabattatevi e non deprimetevi per una bocciatura. Purché facciate in fretta e facciate anche dell’altro. Stando a quanto sostengono cacciatori di teste, docenti universitari e alcuni responsabili delle risorse umane, sono questi i consigli per gli studenti che, alla vigilia delle sessioni di laurea autunnali, riflettono sulle proprie possibilità di arrivare al 110 e lode. Chi non ha speranze non si deprima: l’agognato riconoscimento non servirebbe più granché e in alcuni casi potrebbe suscitare perfino diffidenza. […]”

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