Mother should I build a wall?

Vai alla pagina Facebook di questo blog Vai al mio profilo Facebook Vai al mio profilo Twitter Segui questo blog

Archive for the ‘Notizie e politica’ category

Pericolo rassegnazione

ottobre 5th, 2011

Ora come ora penso che il pericolo più grande sia la rassegnazione.

È ormai chiaro che in questo paese si è creata una spaccatura insanabile, tra noi (popolo) e loro (classe dirigente). Us and Them, cantavano i Pink Floyd, and after all we’re only ordinary men. Credo bisogni ripartire da lì, dal nostro essere persone ordinarie, che hanno coscienza delle cose, che vivono la realtà e che cercano di realizzare il mondo in cui vorrebbero vivere. In sintesi, tornare alla democrazia, e non sarà facile.

Noi andiamo a votare in massa ad un referendum contro il nucleare e contro la privatizzazione dell’acqua?
Loro dicono che “ripresenteranno le leggi pari pari”.
Noi raccogliamo firme per un parlamento senza condannati in via definitiva?
Loro se ne infischiano.
Noi scegliamo di abolire i finanziamenti ai partiti?
Loro intascano 1 miliardo di Euro di “rimborsi elettorali”.
Noi scegliamo sempre più numerosi il web come mezzo di informazione?
Loro presentano decreti legge farciti di commi per limitare la libertà di Internet (DDL 1415B – p.24, comma 29.a).
Noi chiediamo a gran voce che la legge valga davvero per tutti?
Loro depenalizzano i reati di cui sono accusati,  mettono i bastoni tra le ruote alla giustizia.
Noi protestiamo pacificamente contro un’opera inutile e pericolosa come la TAV? Loro ci mandano un esercito di poliziotti antisommossa.
Noi che facciamo parte del mondo dei vivi ci rendiamo conto che la situazione sta precipitando?
Loro che fanno parte del mondo dei morti ci rassicurano, ci dicono che va tutto bene, che siamo degli allarmisti.

Bisogna tenere gli occhi aperti, la guardia alta, tenere allenato il proprio spirito critico, pensare con la propria testa. La spaccatura tra noi e loro non sarà mai colmata, e sinceramente non ci teniamo affatto a farlo, dal momento che non l’abbiamo creata noi. Ma credo che la storia non farà sconti a questa gente. L’importante sarà non rassegnarsi.

Censurateci tutti!

luglio 2nd, 2011

Mercoledì 6 luglio 2011 il web italiano potrebbe morire. Arriverà infatti una delibera che darà all’AGCOM il diritto di oscurare arbitrariamente interi siti web che violano un copyright senza un processo: una norma che non esiste in nessun paese libero del mondo. “Violare un copyright” è un concetto molto ampio: basterà un’immagine, un contenuto multimediale di qualsiasi tipo, ed ecco trovata una scusa per tappare la bocca a coloro che raccontano verità scomode. Allora voglio approfittare di questo spazio per dire le cose che forse non si potranno più dire.

Già, perché d’ora in poi non si potrà più raccontare la storia della classe politica italiana, la più vergognosa della storia delle democrazie. Non si potrà più raccontare dell’egemonia di un uomo “che ha fottuto un intero paese” e che è riuscito a controllare tutto. Come ha fatto?  Ha edificato un impero mediatico con fondi neri All Iberian a Craxi e al PSI, finanziamenti enormi ricevuti da banche infiltrate dalla P2, rapporti con la mafia tramite Dell’Utri, condannato per associazione mafiosa e tutt’oggi senatore, Previti che ha corrotto con soldi Fininvest un giudice per ottenere  sentenza che gli ha consegnato il gruppo Mondadori. E attraverso questo impero mediatico, dopo che con Mani Pulite i suoi referenti politici erano stati spazzati via dalla scena, ha deciso di “scendere in campo” in prima persona, per farsi leggi ad personam, evitare i numerosi processi (come ad esempio il processo Mills e il processo SME), chiudere i programmi televisivi che ne parlano e licenziare i giornalisti veri che fanno il proprio lavoro.
Ma perché questa storia non si potrà più raccontare nemmeno sul web? Perché falsa e diffamatoria? Ovviamente no.
Non si potrà raccontare proprio perché è vera, come emerge dai numerosi processi.

Ed è così che non si potrà più raccontare della vera storia della guerra in Iraq, una guerra inutile giustificata da rapporti falsi che raccontavano la presenza in territorio iracheno di armi di distruzione di massa e dei rapporti tra Al Qaeda e Saddam: tutto falso. Una guerra in cui le uniche armi le possedevano i cosiddetti “esportatori di democrazia" a stelle e strisce. Bisognerà evitare di ricordare episodi come quello della città di Falluja, rasa al suolo nel novembre 2004 usando il fosforo bianco, una sostanza che brucia la pelle di chi ne viene in contatto. Falso? Macché. Tutto documentato dalle immagini di un’inchiesta di RaiNews24. Una guerra in cui 19 italiani hanno perso la vita a Nassiriya nel 2003, ufficialmente “in missione di pace”. E guai a dire che nella provincia di Nassiriya vi è un giacimento petrolifero oggetto di un contratto stipulato tra l’ENI e il regime di Saddam! Guai a pensare che fosse questo il vero motivo per cui gli italiani si trovassero proprio lì.

Le storie che non si potranno più raccontare continueranno ad aumentare, ma mentre le TV si possono controllare, il Web è per definizione territorio di libertà d’espressione e d’informazione. E l’unico modo per evitare la libera circolazione dell’informazioni è oscurarlo.

I fatti danno fastidio, a contare sono le opinioni. Chi racconta i fatti fa paura, perché è libero. E in quanto libero, non è ricattabile.

Come difendersi? Non arrendersi, continuare a raccontare la verità, violare l’unico copyright che vogliono imporre.
Non possono censurarci tutti.

L’Italia ha vinto

giugno 13th, 2011

Non avevo mai votato con così tanta convinzione. Ho appoggiato la matita sulla scheda, ho tracciato una X e a stento ho trattenuto la mia voglia di urlare “Siiii!”.

Stavolta ci siamo messi in gioco personalmente, siamo scesi in strada, tra la gente. Ognuno di noi ci ha messo la faccia e l’impegno. Abbiamo spiegato a tutti che votare a questo referendum non significava affermare la propria ideologia di destra o di sinistra, ma che per una volta avremmo davvero potuto indicare la strada da percorrere per costruire l’Italia che avremmo voluto vivere, di riprenderci la nostra dignità di cittadini.

Nel nostro piccolo abbiamo fatto tanto, come tanti altri. Come già scrivevo in qualche post precedente, mi dichiaro convinto della necessità di cambiare le cose dal basso, ognuno facendo la propria piccolissima parte. E con questo referendum quelli che la pensano come me ne hanno dato la prova.
L’informazione ha vinto sulla disinformazione, la libertà ha vinto sul servilismo di potere, il Web ha battuto la TV.

29 milioni di persone hanno dimostrato di essere migliori dell’intera classe politica che ci rappresenta.

Una ventata di democrazia che in un colpo solo ha spazzato via i nuclearisti di quarta generazione, gli speculatori bipartisan e i rifugiati in Parlamento.

Ora sarà bello vedere le reazioni, ci saranno i partiti che diranno di aver vinto e quelli che negheranno di aver perso. La verità è che abbiamo vinto NOI.

Mi spiace, ma a festeggiare proprio non riesco. Festeggiare cosa? Una nazione non è solo un gruppo di regioni, ma un popolo che si riconosce in valori ed ideali simboleggiati da una bandiera. E questo tipo d’unione nel popolo italiano proprio non lo vedo.

Cosa devo festeggiare? Un Parlamento formato per il 10% da gente che nell’Italia non si riconosce? Una classe dirigente che pensa più alla cosa pubica che a quella pubblica? Un popolo di individualisti in stato comatoso che qualsiasi quantità di merda gli venga lanciata addosso va a dormire con l’anima in pace? Gente che se la ride al telefono dopo il terremoto a L’Aquila e continua a volere il nucleare? Un popolo che sente un briciolo di appartenenza alla patria solo quando gioca la nazionale di calcio? Un Paese dove in tempo di crisi le prime voci da depennare dalla lista della spesa sono la cultura e la ricerca? L’Italia in cui si promettono 1,2 miliardi di € per costruire l’unica vera infrastruttura utile per far correre il paese, la Rete, e poi se ne stanziano meno di 70 milioni? L’Italia de “Il Giornale” e di “Libero”?

Questo è ciò che dovrei festeggiare? Mi dispiace, io proprio non ci riesco.

Il Paese che vorrei è un altro. La regola di base per la nuova Italia che ho in mente è terribilmente banale:
il migliore arriva primo.

Ne sono convinto: le cose si possono cambiare davvero. Dalle piccole cose, dai piccoli gesti. Innanzitutto bisogna smetterla di nascondersi dietro l’illusione di una vita semplice ed onesta, fatta di piccole cose quotidiane, lavandosi la coscienza “tanto non ci tocca” o “tanto è sempre stato così”. Smetterla di sentirsi non felici ma a posto con la proprio onestà, perché si è “troppo piccoli” rispetto all’ordine delle cose. Smetterla di pensare per sentito dire. Basta farsi convincere da quelli che un’Italia migliore non riescono a vederla che queste siano idee utopistiche ed irrealizzabili. Basta col pensare che se si ha molto da dire si ha poco da fare:
c’è prima bisogno di sapere cosa dire per sapere come fare!

Bisogna unirsi, partecipare, costruirsi la libertà, cercare di diffondere la verità, di capirla, di viverla. Perché sono convinto che in qualsiasi cosa si faccia, se si trova la verità si trova la libertà.
E libertà, come disse un profetico signor G nel 1972, “non è uno spazio libero, ma è partecipazione”.

Buon 17 marzo a tutti.

La grande domanda

febbraio 20th, 2011

Nel geniale romanzo “Guida galattica per gli autostoppisti” l’autore Douglas Adams affida a Pensiero Profondo, «il secondo più grande computer dell’Universo del Tempo e dello Spazio», la risposta alla grande domanda sulla vita, l’Universo e tutto quanto. Dopo sette milioni di anni, con infinita calma e solennità,  Pensiero Profondo fornì la risposta: 42.
Fu necessario costruire un nuovo computer in grado di fornire la domanda della risposta fondamentale sulla vita, l’Universo e tutto quanto.

Serve una domanda. Siamo circondati da risposte di cui non conosciamo le domande, e credo sia questo il motivo principale della deriva di questa società malata. Nessuno si fa più le domande, nessuno le fa a chi dovrebbe fornire le risposte, si limita a mettergli davanti un microfono in modo che il bellimbusto di turno posso dare le risposte che vuole dare, ma che nessuno gli aveva chiesto.

È il caso dunque di porre delle domande:

  • Quando questa nazione aprirà gli occhi?
  • È possibile che questo popolo sia davvero così marcio come qualcuno vuole farci credere?
  • Qualcuno può spiegare a quel 46% di italiani che crede di aver votato l’attuale presidente del Consiglio che garantismo e impunità non sono sinonimi?
  • Può un giornale che difende il suo editore essere credibile?
  • Perché se “Il Giornale” (2,5 mln € di finanziamenti pubblici annui) o “Libero” (5 mln €) pubblicano qualcosa su qualcuno che non stia propriamente simpatico al loro editore quella pubblicazione viene definita “inchiesta”, mentre “Il Fatto Quotidiano” (0 €) viene tacciato di essere fazioso qualsiasi cosa pubblichi?
  • Perché ci sono mamme che sperano che le proprie figlie la diano via ad un politico?
  • Come farà Letizia Moratti, moglie di un petroliere, a convincere i milanesi a lasciare l’auto a casa?
  • Perché il PD parla di un ricambio generazionale e ha tra le sue fila gente che siede in Parlamento da 25 anni?
  • Perché se fai l’onesto passi come l’ultimo dei coglioni?

Domande come queste ce ne sarebbero a bizzeffe, ma il problema è che nessuno le fa ai diretti interessati. Sia chiaro, non voglio fare il moralista, soprattutto in ambito sessuale. Penso che ognuno possa scopare con chi gli pare, eterosessuali, omosessuali o transessuali che siano. Però se una persona tira fuori dalla questura una 17enne fermata per furto, fortemente sospettata di essere stata pagata per prostituirsi, mi viene il dubbio che quella voglia di darle la libertà sia dovuta al timore che la ragazza parli piuttosto che ad un nobilissimo gesto di beneficenza. Dunque che i magistrati indaghino, e che un tribunale della repubblica si esprima in merito, assolvendo e condannando. Ma essere garantisti non vuole dire rimanere impuniti.

Ma la cosa più dolorosa è constatare che combattere l’attuale status quo sia visto da molti solo come un mero tentativo di vendere fumo, di proclamare idee impossibili da realizzarsi, che il mondo così com’è non si possa cambiare.

Sarò un inguaribile ottimista, un romantico, un illuso, non lo so. Eppure sono convinto che si possano cambiare. Dai piccoli gesti, come andare a vedere questo o quel film, o spegnere la tv, o acquistare un prodotto anziché un altro, agire in nome di ciò che è meglio per la collettività piuttosto che solo per se stessi, condividere una risorsa. Tutti fanno i furbi, e per chiunque viene naturale chiedersi perché proprio io dovrei cercare di raggiungere il mio obiettivo in maniera onesta. Rifiutare l’idea che la telefonata a quella persona potente possa aprirti strade che in realtà potrebbero essere già aperte, se ci si impegna in ciò che si fa.
E poi ovviamente bisogna farsi delle domande, sempre, e non dare mai nulla per scontato.

Sarò un illuso, un ottimista troppo sognante, un idealista arrabbiato, trovate qualsiasi definizione per me. Ma credo di aver fatto mio il senso di queste parole di Paolo Borsellino:

«La lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.»

C’è bisogno che qualcuno ce le ricordi. Sempre.

Non vi fanno schifo?

dicembre 14th, 2010

Berlusconi ha vinto: 314 nominati non eletti in Parlamento hanno votato contro la sfiducia, altri 311 nominati non eletti hanno votato a favore.
Ma cos’è diventato ormai il Parlamento italiano? Direi che un circo ha maggiore serietà, un’osteria ha maggiore compostezza, un bordello ha maggiore dignità. Sì, perché c’è una sottile differenza tra una puttana e un “onorevole”: la puttana a una certa ora stacca, smette di vendersi. In Parlamento non è affatto raro assistere ad improvvisi cambi di schieramento, dall’uno e dall’altro indifferentemente.

Da circa 15 anni, la storia si è sempre ripetuta ed è da altrettanti anni che l’Italia è sostanzialmente divisa in due categorie. Ci sono quelli che credono alla favola di Berlusconi come l’uomo che si è fatto da sé, il signore incontrastato del libero mercato, l’unico mezzo per opporsi al comunismo in Italia, il salvatore dei valori della famiglia e della Chiesa, il paladino della libertà, l’orgoglio di questa nazione a livello internazionale. Dall’altra parte ci sono le persone, sia di destra che di sinistra, con un minimo di cervello, un leggero senso critico e una discreta capacità di aprire gli occhi, che pensano che Berlusconi sia solo un pagliaccio, un anziano signore che spara cazzate a raffica, praticamente ogni volta che apre la bocca.

Ma oggi ha vinto lui. Due astenuti e due “onorevoli” acquistati in extremis durante i saldi prenatalizi gli permetteranno di governare ancora questo paese ancora per un po’, almeno fino a quando lo showman di turno non sarà in tournée, o la velina non avrà il corso di yoga in un giorno in cui si vota.

Dunque largo ai festeggiamenti: la democrazia dei nominati non eletti ha vinto. Oggi è tutto un dare pacche sulle spalle, carezze sul collo, respirare quell’atmosfera da ritrovo di vecchi amici di una volta, ascoltare urla da mercanti, vedere gente che butta nel cesso 40 anni di battaglie politiche. Ma non vi fanno un po’ schifo?

Personalmente vedo come unica possibilità di salvarsi la faccia quello di ritirarsi, tutti.
La storia, si sa, non fa sconti. E prima o poi verrà il giorno in cui darà un giudizio a questa classe politica.

È ora di tornare al mondo vero, quello dei vivi.

 

Io non mi sento italiano

dicembre 17th, 2009

Mi scusi Presidente, non è per colpa mia, ma questa nostra Patria non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli, che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia.
Mi scusi Presidente, non sento un gran bisogno dell’inno nazionale di cui un po’ mi vergogno.
In quanto ai calciatori, non voglio giudicare: i nostri non lo sanno o hanno più pudore.

Mi scusi Presidente, se arrivo all’impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi e altri eroi gloriosi non vedo alcun motivo per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente, ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo
da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia.
Questo bel Paese pieno di poesia ha tante pretese, ma nel nostro mondo occidentale è la periferia.

Mi scusi Presidente, ma questo nostro Stato che voi rappresentate mi sembra un po’ sfasciato.
E’ anche troppo chiaro agli occhi della gente che è tutto calcolato e non funziona niente.
Sarà che gli italiani, per lunga tradizione, son troppo appassionati di ogni discussione.
Persino in parlamento c’è un’aria incandescente: si scannano su tutto e poi non cambia niente.

Mi scusi Presidente, dovete convenire che i limiti che abbiamo ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo, noi siamo quel che siamo e abbiamo anche un passato che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente, ma forse noi italiani per gli altri siamo solo spaghetti e mandolini.
Allora qui m’incazzo, son fiero e me ne vanto. Gli sbatto sulla faccia cos’è il Rinascimento.
Questo bel Paese forse è poco saggio, ha le idee confuse.
Ma se fossi nato in altri luoghi poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente, ormai ne ho dette tante c’è un’altra osservazione che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri noi ci crediamo meno ma forse abbiam capito che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente, lo so che non gioite se il grido "Italia, Italia" c’è solo alle partite.
Ma un po’ per non morire o forse un po’ per celia abbiam fatto l’Europa facciamo anche l’Italia.

Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Come era immaginabile, dopo appena una decina di giorni la notizia della morte di Eluana Englaro ha lasciato spazio ad altre notizie, quali la morte della sinistra italiana, e la morte della canzone italiana con il festival di Sanremo.
La vicenda mi ha fatto riflettere. Mi sono reso conto di quanto sia pericoloso affidare la propria vita a qualcun’altro, e quanto sia importante mettere in chiaro la propria volontà quando se ne hanno le possibilità.
Ho trovato assurda la volontà di imporre l’alimentazione a una persona che non l’avrebbe voluta, e avrebbe preferito una morte dignitosa, in nome di valori religiosi che non mal si addicono ad uno stato laico. Credo che chi crede in certi valori debba crederci per sé, e non imporli. Quello che mi fa sorridere è l’ipocrisia di una classe politica che ha preso a cuore questa vicenda proclamandosi amante della vita, dichiarando che nel 2009 non si può far morire di fame e di sete una persona. Chissà se questa la classe politica la pensa così anche per i clandestini nei CPT. Anche in quel caso sono amanti della vita? Anche in quel caso si indignerebbero così tanto per la vita di una persona?

Proudly powered by
caniodica

using the Wordpress Platform
and loving Pink Floyd

© 2005-2012 | caniodica.com | Mother should I build a wall?

Site version: Classic | Mobile