Mother should I build a wall?

Archive for the ‘Musica’ category

25 minuti

maggio 7th, 2010

Aprire la vetrata. Compiacersi per l’ordine cronologico in cui sono disposti. Estrarre il decimo. Ammirarne per un paio di minuti la cover. Quella stretta di mano, quell’uomo in fiamme. Estrarre il disco dalla custodia e inserirlo nel lettore. Impostare il proprio impianto in modo che riproduca le tracce #1 e #5 consecutivamente, senza interruzione. Assicurarsi che nessuno rompa le palle per 25 minuti. Trovare una posizione comoda su un letto o su una poltrona. Spegnere la luce. Lasciarsi alle spalle ogni rimpianto, ogni problema, ogni insicurezza.

Alzare il volume.

 

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Il conformista

marzo 8th, 2010

Il conformista è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta.
Il conformista ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa.
È un concentrato di opinioni che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani
e quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire.
Forse da buon opportunista si adegua senza farci caso e vive nel suo paradiso.

Il conformista è un uomo a tutto tondo che si muove senza consistenza.
Il conformista s’allena a scivolare dentro il mare della maggioranza.
È un animale assai comune che vive di parole da conversazione.
Di notte sogna e vengon fuori i sogni di altri sognatori.
Il giorno esplode la sua festa che è stare in pace con il mondo e farsi largo galleggiando.

Il conformista non ha capito bene che rimbalza meglio di un pallone.
Il conformista: aerostato evoluto che è gonfiato dall’informazione.
È il risultato di una specie che vola sempre a bassa quota in superficie
poi sfiora il mondo con un dito e si sente realizzato.

Vive, e questo già gli basta. 
E devo dire che oramai somiglia molto a tutti noi.

È delicato

gennaio 12th, 2010

Tu lo sai che non è la fine, sì che lo sai…
Che viene maggio e sciolgo le brine, sì che lo sai…
Resti d’inverno, persi nel vento, io non mi stanco no, no
E vengo a cercarti in un sogno amaranto

Questo cuore sparpagliato per il mondo se ne va
Questo cuore disperato è delicato

Dove sei, arcobaleno? E cosa fai?
Miele selvaggio, quando ti sogno, che cosa fai?
Nel cuore mio, tra il nulla e l’addio

Così mi manchi, nell’universo, in mezzo al mondo  
Così ti cerco e grido forte da in mezzo al mondo
Solo io posso trovarti, e inginocchiarmi per innalzarti!
Da quante lune ti aggiusto il cuore?

Io sono un’ombra e tu, e tu sei il Sole

Così mi manchi e grido forte da in mezzo al mondo
Mio sole, rispondi!

Questo cuore sparpagliato è delicato e tutto qua.

 

 

Io non mi sento italiano

dicembre 17th, 2009

Mi scusi Presidente, non è per colpa mia, ma questa nostra Patria non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli, che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia.
Mi scusi Presidente, non sento un gran bisogno dell’inno nazionale di cui un po’ mi vergogno.
In quanto ai calciatori, non voglio giudicare: i nostri non lo sanno o hanno più pudore.

Mi scusi Presidente, se arrivo all’impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi e altri eroi gloriosi non vedo alcun motivo per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente, ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo
da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia.
Questo bel Paese pieno di poesia ha tante pretese, ma nel nostro mondo occidentale è la periferia.

Mi scusi Presidente, ma questo nostro Stato che voi rappresentate mi sembra un po’ sfasciato.
E’ anche troppo chiaro agli occhi della gente che è tutto calcolato e non funziona niente.
Sarà che gli italiani, per lunga tradizione, son troppo appassionati di ogni discussione.
Persino in parlamento c’è un’aria incandescente: si scannano su tutto e poi non cambia niente.

Mi scusi Presidente, dovete convenire che i limiti che abbiamo ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo, noi siamo quel che siamo e abbiamo anche un passato che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente, ma forse noi italiani per gli altri siamo solo spaghetti e mandolini.
Allora qui m’incazzo, son fiero e me ne vanto. Gli sbatto sulla faccia cos’è il Rinascimento.
Questo bel Paese forse è poco saggio, ha le idee confuse.
Ma se fossi nato in altri luoghi poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente, ormai ne ho dette tante c’è un’altra osservazione che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri noi ci crediamo meno ma forse abbiam capito che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente, lo so che non gioite se il grido "Italia, Italia" c’è solo alle partite.
Ma un po’ per non morire o forse un po’ per celia abbiam fatto l’Europa facciamo anche l’Italia.

Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Hanno immaginato il futuro

ottobre 4th, 2009

Hanno venduto centinaia di milioni di dischi, influenzato generazioni di musicisti, eppure possono camminare per la strada quasi indisturbatamente. Sono i Pink Floyd: musicisti senza volto. La loro musica invece la riconosci subito. Lucidi, profetici, i Pink Floyd hanno immaginato il futuro. Senza volto sì, ma con un’anima. Anzi tre: quella visionaria di Syd Barrett, quella cruda di Roger Waters e quella sognatrice di David Gilmour. Originari di Cambridge, i Pink Floyd sono il prodotto di quell’enorme laboratorio culturale che era la Swinging London della fine degli anni ‘60. Si affermarono le “Art School”, rifugio di studenti che si opponevano allo status quo dell’allora sistema scolastico.
Uno di questi era Syd Barrett, un concentrato di follia e visione creativa, un mix di genio artistico e velleità ribelli. Come molti suo coetanei, abusava di LSD senza curarsi delle conseguenze. I suoi amici, Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright preferivano invece la birra agli allucinogeni. I quattro si tuffarono nell’atmosfera frizzante della Londra Underground facendosi chiamare “Pink Floyd”, nome coniato dallo stesso Barrett. Il blues era la base di improvvisazioni musicali che arrivavano a durare anche 20 minuti. I testi invece sembravano filastrocche puerili, invece parlavano di esploratori spaziali, visioni futuristiche. L’effetto veniva sapientemente completato da un bizzarro show di luci, caratteristica che rimase scolpita nel marchio Pink Floyd.
Ma non durò. Syd, si mise fuori gioco abusando di allucinogeni. Saliva sul palco e non ricordava la musica da suonare, i testi da cantare. Inoltre, mise in luce il disagio dovuto allo status di celebrità e di influenzatore della gente, anticipando di vent’anni i temi di The Wall, e di trenta il rifiuto dello star system di Kurt Cobain. Alla fine Roger Waters si rese conto che in quel modo non si sarebbe potuto andare avanti, fece entrare nel gruppo il suo amico d’infanzia David Gilmour per affiancare alla chitarra Syd, e nell’arco di un anno ne prese definitivamente il posto.
«Non ce la faranno mai senza Syd», pensò l’allora manager Jenner. Fu un grosso errore: gli anni ‘70 segnarono la consacrazione del gruppo, facendo entrare il gruppo nell’olimpo delle più grandi rockband della storia. L’album che segnò tale svolta arriva nel 1973, “The Dark Side Of The Moon”: un album perfetto musicalmente, completo sul piano delle tematiche affrontate, dalla vita alla morte, dal successo ai rapporti difficile con sè stessi e con gli altri. Fu un album epocale. 30 milioni di copie vendute e 15 anni consecutivi in classifica sono numeri che non descrivono a pieno la grandezza di questo album. La mente del gruppo era Roger Waters. Metteva in discussione i valori della società britannica, e attaccava le grandi case discografiche, ree di uccidere il talento dei musicisti pur di far soldi. Temi che vennero fuori dapprima in “Wish You Were Here”, dedicato a Syd Barrett, poi in “Animals”, per sfociare poi nella paranoia e nell’inquietitudine di “The Wall”, in cui il muro di incertezze e frustrazioni è dovuto al dolore di Waters di aver perso suo padre in guerra e di sentirsi alienato nello status di rockstar di successo. Aveva dunque sovrapposto la sua condizione con quella dell’amico Barrett dieci anni prima. Così, convinto che i Pink Floyd fossero destinati a diventare  una parodia di se stessi, uscì dal gruppo.
Fu l’inizio di una lunga battaglia legale tra Roger Waters e David Gilmour, deciso a dare un seguito e una nuova impronta alla storia del gruppo. Alla fine la spuntò Gilmour, che con Wright e Mason detenne quindi il marchio Pink Floyd. Fu l’inizio di una nuova era per il gruppo, in cui la dimensione sognatrice data dal mite Gilmour prese il posto della vena mordace e paranoica di quel Waters che, nonostante fosse stato la mente del gruppo fino a quel momento, non aveva imparato la lezione che lui stesso aveva dato all’amico Syd, quando nel 1975 si era presentato negli studi dove i Pink Floyd stavano registrando Wish You Were Here, a lui stesso dedicato. Gli disse che non c’erano parti da suonare per lui.
I Pink Floyd orfani di Waters ottenerro un incredibile successo con una tour mondiale che soddisfece tutti i fan più accaniti della band. Roger Waters dal canto suo iniziò la carriera da solista, che, almeno agli inizi, lo portò a collezionare qualche flop.
Negli ultimi tempi però l’astio tra Gilmour e Waters si è notevolmente affievolito, come dimostra l’abbraccio dopo la ReUnion avvenuta nel Live8 del 2005, quando la formazione storica dei Pink Floyd, Waters-Gilmour-Wright-Mason, si ritrovò di nuovo sul palco dopo vent’anni. Ma fu l’ultima volta: la morte di Wright avvenuta il 15 settembre 2008 cancellò qualsiasi speranza che tale ReUnion potesse aver luogo davvero.
Ora i Pink Floyd non sono più cinque musicisti che hanno immaginato il futuro. Il nome Pink Floyd rievoca ora una musica eterna ed eterea, che ha descritto il mondo, la vita, la morte, la gente e le loro sfumature come pochi hanno saputo fare.
Un mito della storia del rock che è diventato più grande dei suoi creatori.

Fix You

settembre 2nd, 2009

When you try your best
But you don’t succeed
When you get what you want
But not what you need
When you feel so tired
But you can’t sleep
Stuck in reverse.

And the tears come streaming down your face
When you lose something you can’t replace
When you love someone but it goes to waste
Could it be worse?

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you.

And high up above or down below
When you’re too in love to let it go
But if you never try you’ll never know
Just what you’re worth.

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you.

Tears stream, down your face
When you lose something you cannot replace.

Tears stream, down your face
I promise you I will learn from the mistakes.

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you.

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Quando fai del tuo meglio
ma non riesci ad ottenere quel che vuoi
quando ottieni quel che vuoi
ma non quello di cui hai bisogno
quando ti senti così stanco
ma non riesci a dormire
Bloccato al contrario.

Quando le lacrime scorrono sul tuo viso
quando perdi qualcosa che non puoi rimpiazzare
quando ami qualcuno ma tutto va perduto
potrebbe andar peggio?

Le luci ti guideranno a casa
e accenderanno le tue ossa
ed io proverò a consolarti.

Lassù o laggiù
quando tu sei troppo innamorato
per lasciar andar via tutto
Ma se non provi, non saprai mai
quali valori hai.

Le luci ti guideranno a casa
e accenderanno le tue ossa
ed io proverò a consolarti.

Le lacrime scorrono sul tuo viso
quando perdi qualcosa che non puoi rimpiazzare.

Le lacrime scorrono sul tuo viso
ti prometto che imparerai dai miei errori.

Le luci ti guideranno a casa
e accenderanno le tue ossa
ed io proverò a consolarti.

   

Vivere il mio tempo

settembre 1st, 2009

Ti vorrei insegnare l’equilibrio
sopra un mare che è sempre tempesta
Per vivere il tuo tempo
e starci bene dentro.
Questo gioco è un gioco d’equilibrio,
devo solo farci un po’ la mano
perché stare nel mio tempo
è viverlo da dentro.

Ti direi: ”Hai ancora voglia di nuotare in questo mare?”
Aspettiamo l’aurora quando i più bei frutti saranno di tutti…

Vivere il mio tempo è viverlo da dentro.
Vivere il mio tempo è un equilibrio dentro.

  

Paradisi per illusi

giugno 16th, 2009

Oggi è un nuovo giorno, oggi è un altro show
che più mi giro intorno più sò che ruolo avrò:
comparsa senza causa, attore senza Dio
tra mille teste in menopausa traumatizzate da ronzio.
Risveglio ad induzione, azione e ciak!, ci sei.
T’aspetti l’occasione che non t’arriva mai!
Sorrisi da copione, “buongiorno, come sta?”
In fin dei conti me la cavo, in fin dei conti chi lo sa?

paradisi 

Mother, Father, Brother,

ho un taglio nell’anima!

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