Mother should I build a wall?

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C’è del fanculo nell’aria

aprile 13th, 2010

Nel vivere del nostro buio quotidiano ogni tanto incontri un raggio di luce. Spesso è una moto che ti sta investendo. C’è del fanculo nell’aria. La vita è un puzzle da comporre giorno per giorno, tassello dopo tassello. È pescarli in quel metro di merda che la rende difficile. Ma non è vero che la vita passa senza un perché. Sentirsi utili e buoni, basta poco per dare un senso alla vita. Dura la vita, ci hai provato e lo sai: come alzi la testa piovono cazzi e martelli. È un Vietnam a ogni angolo, una fogna in testa e un’altra nel cuore, tutti contro tutti. Basta! Non è una vita questa. Ma un giorno dopo l’altro ti sei fatto la scorza, sei diventato un duro. E guardi su. Piovono cazzi e martelli, ma sempre cielo è.
–Ti saluto, mamma, io esco.
–Torni?
E guardi giù. Siamo virgole di gazzetta. Siamo sputi nella corrente, mamma. È la vita. Quel tratto di piano inclinato spesso in forte pendenza, lastricato di sapone e di merda. Come faccio a dirti se torno? Sono poche le mamme tranquille. Chi siamo, mamma? Dove andiamo? Per un uovo sodo ci voglio sei minuti, per uno alla coque ne bastano tre, bambino mio. Altro non so della vita. C’è del fanculo nell’aria, questo lo so.
Respira profondo e vivi.

(monologo di Giorgio Melazzi)

Io ho una tecnica. Quando partecipo ad una riunione, entro, mi metto seduto, tiro fuori la pistola e la metto sul tavolo. È una tecnica: mi serve per andare d’accordo con l’umanità. È una cosa che faccio per me. E infatti ho anche delle piccole regole. La prima è che quando entro devo subito estrarre la pistola e appoggiarla sul tavolo, non vorrei tirarla fuori a metà del discorso e qualcuno potrebbe pensare che la tiro fuori solo per la piega che ha preso il discorso. La seconda regola è non guardare mai la pistola, non vorrei che qualcuno pensi “ecco, sta ammiccando alla pistola”, come per dire “siete tutti sotto tiro”. Non voglio che la pistola sia al centro della discussione. Infatti la terza regola è non parlare mai della pistola: sarebbe ridondante. E poi sarebbe come dire che il mio discorso regge solo perché sono armato. Ma questo non vuol dire che non pensi alla pistola, anzi, io penso costantemente alla pistola. Anzi, precisamente, io penso alla leggerezza del grilletto, al cane che si inarca, che raggiunge il punto morto, momento di massima estensione e distanza dal pezzo, al tamburo, che ruota basculando in senso antiorario e mostra le camere per i proiettili, il cane che ritorna sul pezzo, colpisce l’innesco e… Bang! Questo è il mio pensiero. Certo, qualcuno potrebbe pensare che la mia forza sta solamente nel fatto che mostro la pistola. E infatti, a scanso di equivoci, ho cominciato a partecipare alle riunioni senza mostrare la pistola. La tengo in tasca. Le regole sono leggermente variate, perché ovviamente non estraggo la pistola, ma per il resto è rimasto tutto sostanzialmente invariato, perché penso costantemente alla pistola. Dunque giro sempre armato. E quando giri sempre armato si verifica una piccola magia: ovvero tutte le persone che ti circondano diventano sagome, bersagli a cui sparare. Ma questo non significa che io sia violento, io non sparo a nessuno, sia chiaro. Ma ho l’alternativa, la possibilità di farlo. Questo mi fa stare in pace con il resto dell’umanità.

(monologo di Ascanio Celestini “La Tattica”)

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