C’è del fanculo nell’aria

Nel vivere del nostro buio quotidiano ogni tanto incontri un raggio di luce. Spesso è una moto che ti sta investendo. C’è del fanculo nell’aria. La vita è un puzzle da comporre giorno per giorno, tassello dopo tassello. È pescarli in quel metro di merda che la rende difficile. Ma non è vero che la vita passa senza un perché. Sentirsi utili e buoni, basta poco per dare un senso alla vita. Dura la vita, ci hai provato e lo sai: come alzi la testa piovono cazzi e martelli. È un Vietnam a ogni angolo, una fogna in testa e un’altra nel cuore, tutti contro tutti. Basta! Non è una vita questa. Ma un giorno dopo l’altro ti sei fatto la scorza, sei diventato un duro. E guardi su. Piovono cazzi e martelli, ma sempre cielo è.
–Ti saluto, mamma, io esco.
–Torni?
E guardi giù. Siamo virgole di gazzetta. Siamo sputi nella corrente, mamma. È la vita. Quel tratto di piano inclinato spesso in forte pendenza, lastricato di sapone e di merda. Come faccio a dirti se torno? Sono poche le mamme tranquille. Chi siamo, mamma? Dove andiamo? Per un uovo sodo ci voglio sei minuti, per uno alla coque ne bastano tre, bambino mio. Altro non so della vita. C’è del fanculo nell’aria, questo lo so.
Respira profondo e vivi.

(monologo di Giorgio Melazzi)