La notte più triste

Ricercando l’ultimo brandello di lenzuola non ancora smosso dalla mia inquietudine nel girarmi e rigirarmi in continuazione, mi rendo conto che aver spento la luce autoconvincendomi di riuscire a dormire è inutile. Quel maledetto orologio scandisce i secondi in maniera sempre più rumorosa. Ogni secondo è uno schiaffo all’anima. Riaccendo la luce, leggo qualche pagina di Pessoa. Niente, il sonno non arriva, i secondi continuano ad essere scanditi con violenza. Ho ormai tutto, mi sono costruito una gabbia stupenda, un muro stupendo. E non ho più nulla.
Peggio ancora: non ho nessuno a cui poterne parlare, mi terrò tutto dentro. Non verserò mezza lacrima. Ad un tratto il cellulare si illumina. Un tempo sarebbe stato un sms inviato con una telepatia simile a quella dei gemelli. Ora è solo l’avviso di una batteria ormai prossima all’esaurimento.
Rimane poco da fare, ho capito che il sonno ormai non arriverà più. Indosso le cuffie, cerco The Wall e lo ascolto fino a Comfortably Numb. Non riesco ad ascoltare da The Show Must Go On in poi…

È mattina ormai, quell’odioso incedere dei secondi non si è fermato. Probabilmente è stata la notte più triste che abbia mai trascorso. Ma è passata.

  • Mi piace, non per il contenuto ovviamente, ma per il tuo modo di scrivere…davvero complimenti Canio..

  • mmm non mi piace….anche se Maria, ha ragione.

  • caniodica

    Beh, apprezzo l’apprezzamento del modo di scrivere. 🙂