Mother should I build a wall?

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Ricercando l’ultimo brandello di lenzuola non ancora smosso dalla mia inquietudine nel girarmi e rigirarmi in continuazione, mi rendo conto che aver spento la luce autoconvincendomi di riuscire a dormire è inutile. Quel maledetto orologio scandisce i secondi in maniera sempre più rumorosa. Ogni secondo è uno schiaffo all’anima. Riaccendo la luce, leggo qualche pagina di Pessoa. Niente, il sonno non arriva, i secondi continuano ad essere scanditi con violenza. Ho ormai tutto, mi sono costruito una gabbia stupenda, un muro stupendo. E non ho più nulla.
Peggio ancora: non ho nessuno a cui poterne parlare, mi terrò tutto dentro. Non verserò mezza lacrima. Ad un tratto il cellulare si illumina. Un tempo sarebbe stato un sms inviato con una telepatia simile a quella dei gemelli. Ora è solo l’avviso di una batteria ormai prossima all’esaurimento.
Rimane poco da fare, ho capito che il sonno ormai non arriverà più. Indosso le cuffie, cerco The Wall e lo ascolto fino a Comfortably Numb. Non riesco ad ascoltare da The Show Must Go On in poi…

È mattina ormai, quell’odioso incedere dei secondi non si è fermato. Probabilmente è stata la notte più triste che abbia mai trascorso. Ma è passata.


  lunedì 15 febbraio 2010
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3 commenti a “La notte più triste”

  1. Maria Di Cairano

    Mi piace, non per il contenuto ovviamente, ma per il tuo modo di scrivere…davvero complimenti Canio..

  2. Ilaria Maffucci

    mmm non mi piace….anche se Maria, ha ragione.

  3. caniodica

    Beh, apprezzo l’apprezzamento del modo di scrivere. :)

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