In camera mia il tempo si è fermato. Ma non è solo un’impressione, è un dato di fatto.
Il calendario sopra allo stereo segna “settembre 2006″, è lì che il tempo si è fermato. Qualsiasi cosa, qualsiasi oggetto, rimanda a quel settembre di due anni fa, quando avevo due anni in meno, qualche certezza in più e la barba la tagliavo meno spesso. Tutto è come allora, la mia collezione di dischi è tutta lì, all’epoca non avevo ancora una media-library organizzata in un hard-disk esterno. Gli album dei Pink Floyd hanno un posto a parte, ma questo è scontato, non si muovono da lì. Gli altri album sono in fila nei loro ripiani, su quello superiore gli originali, sugli altri due il resto. Sulla mensola a fianco allo stereo giace ancora l’ultimo album che ho comprato, Black Holes and Revelations dei Muse, acquistato un paio di mesi prima a Londra. Il muro ha ancora tutti i poster e i ritagli di giornale con cui l’avevo reso speciale, ma non c’è niente che sia successivo a quel Settembre 2006. Aprendo i cassetti non ho nemmeno bisogno di vedere dove sono le cose, lo so già , ricordo ancora benissimo la posizione di ogni cosa in ogni singolo cassetto. Ma quello che più di ogni altra cosa non è cambiato in questi anni è l’atmosfera che si respira in camera mia, anzi, che solo io respiro in camera mia. Qui il tempo si è fermato, ma ora ho bisogno di radermi due volte alla settimana.








